Alba Dorata: il diavolo veste di nero (e ha un rosario)

Articolo pubblicato il 06 maggio 2013
Articolo pubblicato il 06 maggio 2013
Se c’è una cosa che non manca a Kostas Barmbaroussis, deputato del partito Alba Dorata, è la cordialità. Impegnato in una pericolosa strategia di “normalizzazione” e molto coinvolto nella vita sociale, il partito di estrema destra oggi sarebbe la terza forza politica della Grecia. Quale futuro per il paese?

Kostas Barmbaroussis ricorda d’Artagnan. Ha un paio di baffetti sottili, capelli lunghi, scuri e ondulati e nei suoi discorsi spesso assume il ruolo del cavalier servente, pronto a difendere vedove e orfanelli. «Oggi non c’è democrazia in Grecia. A meno che non si consideri democrazia che una manciata di politici possieda tutta la ricchezza del paese e tolga il pane di bocca alla popolazione affamata».

"Niente a che vedere con il fascismo"

Kostas Barmbaroussis ha 33 anni, è padre di 3 bambini - che presto diventeranno quattro - e deputato di Alba Dorata. Il suo modello di riferimento - e non solo per l’acconciatura - è il generale Georgios Karaïskákis, un eroe della guerra d’indipendenza greca del XIX secolo. «Io sono un nazionalista greco. Niente a che vedere con il Fascismo. Questa tradizione appartiene all’Italia, come il Nazismo appartiene alla Germania».

Dalla sua nascita, che risale agli anni '80 grazie all’inquietante Nikólaos Michaloliákos, un attivista di estrema destra, Alba Dorata è passata dall’essere una formazione diffusa principalmente fra gli estremisti e i filomilitaristi (che rappresentavano uno scarso 0,3% degli elettori) a un vero e proprio partito politico che ha raccolto il 7% delle preferenze durante le elezioni del giugno 2012. Oggi la formazione raccoglierebbe il 13% delle intenzioni di voto.

Comodamente adagiato su un divano della hall di un hotel nei pressi della stazione Larissa, il rappresentante di Alba Dorata ad Atene si accende tranquillamente una sigaretta. Non esita ad annunciare il proprio oracolo: la crisi che ha colpito il paese a partire dal 2008 era prevedibile. «Prima i greci pensavano solo a divertirsi e a spendere i soldi guadagnati, senza pensare al futuro. Le Olimpiadi del 2004 hanno segnato l’apice del decadimento del nostro paese».

“Prima i greci pensavano solo a divertirsi e a spendere i soldi guadagnati, senza pensare al futuro. Le Olimpiadi del 2004 hanno segnato l’apice del decadimento del nostro paese”.

Con lo slogan «la Grecia ai greci», Alba Dorata, che ricorre a una retorica xenofoba e indipendentista, strizzando l’occhio anche al revisionismo, trova un riscontro crescente tra la popolazione sempre più stremata dalle cure per l’austerità. In un paese diventato il canale di transito dell’immigrazione irregolare dell’Unione Europea, in recessione e dove la disoccupazione raggiunge il 26%, gli stranieri sono considerati i responsabili di tutti i mali della società e lo Stato è accusato di non fare il proprio dovere. Prima elettricista, poi agricoltore e infine camionista, Barmbaroussis, che siede nel Parlamento ellenico con altri 17 “colleghi”, prende di mira «la classe politica greca, che non ha mai lavorato nella propria vita».

Agricoltura, satanisti e mine antiuomo

Tutto vestito di nero, dalla testa ai piedi, Barmbaroussis milita in Alba Dorata da una decina d’anni. Ha fatto suo il discorso ufficiale: «La divisione politica tra destra, sinistra e centro è artificiale. Ci sono quelli che amano la Grecia e poi gli altri». Lui ha iniziato appendendo manifesti e distribuendo volantini nella sua regione natale, nell’Ovest della Grecia, prima di impegnarsi «per aiutare i greci». Come una ONG, il partito si impegna in azioni molto concrete per la popolazione: distribuzione di alimenti, abiti, aiuto alle persone anziane e consulti medici gratuiti.

La priorità del partito: «Ristabilire l’ordine». I suoi pilastri: «Patria, religione e famiglia». Quando non si mette (letteralmente) la mano sul cuore, Barmbaroussis gioca con il suo rosario. «Alcuni ci accusano di essere dei satanisti, che si riuniscono in grotte e mangiano i bambini. Noi abbiamo due braccia e due gambe, siamo cristiani ortodossi» scandisce con dolcezza. Dei buoni samaritani, insomma. Un video che circola su internet mostra Barmbaroussis accompagnato da alcuni militanti di Alba Dorata irrompere in un mercato di Messolonghi e distruggere le bancarelle degli immigrati, il tutto condito da minacce razziste. «Noi siamo intervenuti su richiesta dei commercianti e siamo stati ripresi, ecco tutto. I media esagerano».

“La Grecia è la culla dell’Europa e la rivoluzione partirà da Atene”.

Le aggressioni fisiche, le intimidazioni ai clandestini sono all’ordine del giorno tra i militanti di Alba Dorata che si dedicano regolarmente a «irruzioni» violente per «ripulire» i quartieri degli immigrati. Nel gennaio 2013 si è verificato l’omicidio di un immigrato pakistano. Barmbaroussis accenna un sorriso: «È evidente che non tutti i nostri sostenitori agiscono in maniera sensata. I greci non sono razzisti, ma è tempo di elaborare una strategia politica per contrastare l’immigrazione clandestina». La soluzione? Disseminare la frontiera con la Turchia di «ordigni» e disporvi dei «militari armati». Si dovrebbe anche ristabilire la pena di morte per gli «assassini», immigrati e non, che trasformano il paese in una «giungla». Sono pericolosi e inoltre «trasmettono malattie».

Alba Dorata, la cui propaganda e i cui simboli ricordano quelli del nazional-socialismo, è spesso classificata come «neonazista». «Diciamo piuttosto che sono i tedeschi che ci hanno copiato. La croce uncinata è un simbolo greco e il saluto hitleriano risale a Roma antica. Fa parte del nostro patrimonio culturale». Barmbaroussis non ha niente contro i tedeschi del Terzo Reich, ma critica con fermezza Angela Merkel. Cresciuta nella ex DDR, la Cancelliera è decisamente «comunista» e la sua politica attuale «manca di solidarietà». Il deputato di Alba Dorata, che non parla inglese e che è favorevole a una rapida uscita dall’Unione europea, si sente comunque «europeo». «La Grecia è la culla dell’Europa e la rivoluzione partirà da Atene».

Anche il rimedio alla crisi proposto dal partito è molto semplice. «Smettere di accettare prestiti dalla BCE, uscire dall’euro e ritornare alla dracma. Uno stato sovrano dovrebbe avere la propria moneta. Farebbe riprendere la produzione nazionale, la Grecia importa davvero troppo». E per diventare «autosufficienti, i greci dovranno ripartire dalla campagna e coltivare la terra. Abbiamo molte risorse».

Kostas Barmbaroussis, invece, ha smesso si dedicarsi all’agricoltura. Da quando è deputato, percepisce un’indennità parlamentare compresa tra i 7.000 e gli 8.000 euro, ma ne devolve «la metà» per la causa del partito. «Siamo gente normale, non abbiamo niente da nascondere».

Foto: copertina e testo © foto ufficiale dal Parlamento; video (cc) PlumeaberlinX/YouTube