Al Cairo con scopa, garze e buste della spesa: il volto civile della protesta

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 07 febbraio 2011
Scopa e bidoni della spazzatura, garze e cerotti, buste della spesa piene di viveri per i manifestanti affamati: al Cairo, cuore della rivolta egiziana, ci sono centinaia di volontari che lavorano per dare alla protesta un volto civile. Tra loro Marwan, Suha e Hassan, che da ormai due settimane sono gli angeli custodi di Piazza Tahir. Reportage.

«Io raccolgo la spazzatura». Marwan, 25 anni, si è appena laureato in ingegneria all’università del Cairo. Lo incontriamo in Piazza Tahrir, cuore pulsante della rivolta anti-regime, ma non ha cartelli in mano, e non canta slogan. Il suo contributo alle proteste è in una busta di plastica: Marwan è uno di quei ragazzi che in questi giorni si sono organizzati spontaneamente in squadre di volontari per tenere pulite le strade della capitale egiziana in subbuglio. «Io ho appena finito l’università – racconta – e tra sei mesi entrerò nell’esercito. Ma per ora sono in piazza con il mio popolo, e voglio dare il mio contributo». «Mantenere la città più pulita possibile– aggiunge – è fondamentale, vogliamo dimostrare che chi manifesta tiene davvero al Paese, anche per smentire le menzogne messe in circolazione dalla stampa nazionale, che ci accusa di voler mettere a ferro e fuoco l’Egitto».

La faccia nascosta della protesta

(c) Corinne GrassiDemocrazia e cambiamento, insomma, si costruiscono anche con la ramazza: è la faccia più nobile della protesta, che però spesso resta fuori dall’inquadratura delle telecamere e dalle pagine dei giornali internazionali, concentrati sugli scontri e le violenze. I dimostranti, al contrario, sono molto riconoscenti per il lavoro umile, ma necessario, svolto da Marwan e dai suoi compagni. Chi si è trasferito in piazza Tahrir con tende e coperte, per non abbandonare mai il presidio, è ben lieto di non dormire in un porcile. Pacche sulle spalle e parole di ringraziamento accolgono ovunque i volontari: «Ecco come siamo noi egiziani», commenta compiaciuto un tassista, sfilando in auto accanto a una squadra all’opera. Ma la piazza ha anche altri angeli custodi: quelli che dal 25 gennaio scorso – il primo “giorno della collera” – portano cibo e bevande per rinfrancare i manifestanti sfiniti. Malgrado nei giorni di crisi i prezzi siano raddoppiati, questo servizio-mensa improvvisato non ha mai smesso di funzionare. Merendine, datteri, grossi grissini al sesamo e succhi di frutta: gli alimenti più gettonati sono pieni di zuccheri, «per avere energia», spiega Suha, che con il marito e le due figlie – rigorosamente a capo velato – ogni mattina si presenta con le buste della spesa piene. 

Maturi abbastanza per diventare uno Stato di diritto

Hassan, invece, non porta con sé cibo, ma garze e disinfettante. E’ un manifestante e un medico, parla inglese fluentemente, e cura i contestatori che restano feriti durante gli scontri con gli ultrà di Mubarak, che da giorni pattugliano le strade armati di bastoni, coltelli, mazze chiodate. «Curare i malati qui, per strada, non è il massimo – ammette –, ma è l’unica cosa che possiamo fare, soprattutto con i più gravi. Stiamo scivolando nella guerra civile. Il presidente faccia un favore ai suoi cittadini, se ne vada».

Marwan, Suha, Hassan. Loro, e tanti altri, sono la dimostrazione che gli egiziani hanno un alto grado di consapevolezza civile. Certo, in piazza c’è anche chi grida «Allahu Akbar», Allah è grande, e che spera di trasformare l’Egitto in un regime islamico, lontano dalla democrazia quanto lo è lo Stato di Mubarak o forse persino di più.

Nessuno sa davvero quale forma prenderà la voglia di cambiamento che sta attraversando come una scossa il Paese. Come sarà l’Egitto di domani? Se lo chiedono in molti, e l’incertezza porta con sé un fardello di timori. Tuttavia, guardano a queste tre piccole storie personali, si rinforza la speranza che il più importante Paese arabo sia maturo abbastanza per poter diventare, finalmente, uno Stato di diritto rispettoso delle libertà civili. Il cammino potrebbe essere lungo, il percorso accidentato: ma ogni passo avanti sarà una conquista, per gli egiziani e per il resto del mondo arabo.