Agnès Limbos:  "Parlare di cose gravi con leggerezza"

Articolo pubblicato il 04 marzo 2017
Articolo pubblicato il 04 marzo 2017

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Figura emblematica del teatro d’objet, Agnès Limbos ha concesso un'intervista a Cafebabel alla fine della rappresenzazione del suo spettacolo, 'Conversazione con un giovane' ('Conversation avec un jeune homme'), messa in scena al Teatro dei Martiri di Bruxelles.

Un'atmosfera romantica, quasi inquietante e che flirta con il fantastico è quella in cui la pièce, Conversation avec un jeune homme, ci immerge fin dall'inizio. Scritta e interpretata da Agnes Limbos, la pièce mette in scena due personaggi: Agnès Limbos, e un 'giovane uomo', interpretato a turno da Taylor Lecocq e Samy Caffonette. 

Intervista

Cafébabel : Agnès Limbos, lei che è commediante, regista e una figura essenziale nel teatro d’objet, come definirebbe questo tipo di teatro ai "profani"?

Agnès Limbos : Il teatro d’objet lavora con gli oggetti, ma non lo fa come se fossero marionette. L’oggetto diventa fonte d’ispirazione, questo viene spostato piuttosto che maneggiato. Dietro l'oggetto non c'è un marionettista, ma, un attore che infonde l'energia all'oggetto.

Cafébabel : Quale è la funzione primaria dell’oggetto in questo tipo di teatro? 

Agnès Limbos : L’oggetto può avere un valore metaforico, simbolico o, ancora, evocativo. Lo scopo è quello di rivelare l’oggetto facendo lavorare l’immaginazione dello spettatore. Sono degli oggetti semplici e facilmente riconoscibili, senza il pericolo di incappare in equivoci.  

Cafébabel: Lei ha anche scritto questo spettacolo. L'oggetto viene prima della storia oppure è stato aggiunto in seguito alla stesura?

Agnès Limbos : L'oggetto è all'origine. Si tratta di incontri con l'oggetto.

Cafébabel Ho letto, in alcune sue interviste, che è l'oggetto che sceglie lei e non il contrario.

Agnès Limbos : Effettivamente (sorride). Ho molti oggetti a casa mia, sono una grande collezionista. Metto gli oggetti in modo un po' ossessivo su uno scaffale. E, nel momento in cui diventa troppo ossessivo, mi metto a lavoro.

Cafébabel : Conversation avec un jeune homme si presenta sottoforma di racconto. In questo racconto si parla di un lupo che, a volte, si crede addirittura di scorgere in scena. Che cosa rappresenta? Il tempo che passa? Il lato tragico della vita?

Agnès Limbos : È di tutto un po'. Una volta, alla fine di una rappresentazione in Francia, una mamma accompagnata dal suo bambino mi ha detto: «Alla fine dei conti questo lupo rappresenta tutte le nostre paure.» Ma rappresenta anche l’angoscia della vecchiaia, del pericolo che c'è là fuori. Quel lupo di cui, fin dall'infanzia, ci viene continuamente ricordata la presenza: «attenti al lupo, attenti al lupo».

Cafébabel : Il vostro spettacolo racconta anche dell'incontro fra la gioventù spensierata del giovane ballerino e la gravità della vita?

 Agnès Limbos : Sì, è il contrasto che ricercavo ma, nello stesso tempo, volevo anche costruire un ponte fra le due. All'inizio volevo lavorare sulla vecchiaia, sulle idee che si congelano con l'avanzare dell'età ma anche sul lato barocco della vecchiaia stessa. Mio figlio (Samy Caffonette, NDR), che frequentava l'Ecole Royale de Ballet di Anversa, mi ha detto: «tu hai bisogno di un corpo giovane per esprimere tutto questo.» Ed è così che è cominciata la creazione di questa pièce. È anche un richiamo della gioventù. In più, per mostrare meglio la vecchiaia, c'era bisogno che fra i due attori il contrasto fosse evidente.

Cafébabel : Agnès Limbos, un'ultima domanda : nelle nostre società inaffiate da un'attualità spesso inquietante, qual è, secondo lei, il ruolo dell'artista? Dovrebbe confortarci oppure ricordarci la fragilità delle nostre esistenze?

Agnès Limbo : Il ruolo dell’artista è primordiale. Poichè può essere rivelatore di alcuni lati della nostra società. Il nostro ruolo, in quanto artisti, è quindi quello di parlare di cose gravi, ma, con una certa leggerezza. Una società senza arte è una società morta. In più, l'arte può giocare un ruolo fondamentale all'interno di una vita. Cito spesso l'esempio di quella signora che nei campi di concentramento, faceva delle piccole marionette con le molliche di pane.  Ogni giorno, quando le altre donne della baracca rientravano dai loro lavori, gli raccontava delle storielle. La sera, si ritrovavano tutte ad ascoltare le sue storie. In mezzo all'orrore, questo, le ha aiutate a sopravvivere.