Africa, odissea di un continente nel mare del petrolio

Articolo pubblicato il 26 agosto 2014
Articolo pubblicato il 26 agosto 2014

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Tante le ipocrisie nel continente africano, sempre più soggetto a tirranie. Non solo da parte dei governi, spesso ciechi davanti ai bisogni alarmanti della popolazione, ma anche delle compagnie estere che sfruttano il ricchissimo sottosuolo degli Stati africani. Un delidetto che uccide natura e uomo e che parla anche italiano...

Quando si guarda all'Africa, si vede un continente martoriato da guerre, carestie e miseria, dove muore un bambino ogni sei secondi (dati Unicef) e la speranza di una vita serena è solo un sogno per milioni di persone. Ma se si scruta più a fondo, sia dal punto di vista morale che di quello pratico, come nel sottosuolo, si scopre una ricchezza immensa: oro, argento, platino, diamanti e soprattutto petrolio, l'oro nero.

Da ogni parte del mondo giungono multinazionali per sfruttare questo enorme patrimonio, corrompendo le autorità locali e finanziando movimenti più o meno violenti. Si appoggiano dittature, più o meno in modo esplicito, e le loro guerriglie di potere, lasciando così le briciole alle popolazioni locali se sono fortunate.

Ci sono poi quelle aziende che si fanno vedere disponibili ad aiutare gli abitanti dei posti in cui operano, ma alla fine si scopre che è solo un'operazione tutta di facciata, fumo negli occhi. Ne è testimone un vecchio servizio della trasmissione di Rai3 “Report”, nella quale si denunciava l'operato di una famosa società energetica italiana, la Eni, nel territorio in cui preleva ancora oggi il petrolio. Le scuole che aveva promesso di costruire era in piedi, sì, ma completamente vuote e prive  di insegnanti. In più, i condotti in cui passava il petrolio grezzo perdevano ed esso finiva nei campi coltivati dai contadini locali e nelle falde acquifere, inquinando così il cibo e l'acqua che usano gli abitanti.

Questo è solo un esempio, di multinazionali simili ce ne sono centinaia e ci sarebbe da parlare per ore e ore del ruolo dominante di queste nella politica interna dei Paesi in cui operano. Non è un caso, infatti, che non pochi Stati africani siano governati da despoti e governi fantoccio.

La primavera araba, qualche anno fa, sembrava un messaggio di speranza per l'intero continente e per alcuni lo è stato sicuramente mentre per altri lo è tutt'ora. Ma c'è ancora molto da fare, milioni di persone vivono ancora tra la vita e la morte ogni giorno per un pezzo di pane e l'Occidente, “paladino” dei diritti umani, deve fare qualcosa. O del sentimento umano rimarrà solo qualche briciola.