Adottare una rivoluzione: in Siria si può

Articolo pubblicato il 02 agosto 2012
Articolo pubblicato il 02 agosto 2012
Ogni giorno dalla Siria giungono notizie drammatiche: sullo sfondo, migliaia di persone fuggono dalla guerra civile o scelgono di ribellarsi pacificamente. Tra queste, il gruppo "Adopt a Revolution", fondato nella primavera del 2011 in Germania, assiste finanziariamente gli attivisti siriani, come ci spiega Andre Find, uno dei fondatori.

cafebabel.com: da dove nasce Adopt a Revolution?

Andre Find: dopo il successo inaspettato e travolgente delle rivolte in Tunisia e Egitto, l’idea che anche in Siria si potesse costruire un movimento di liberazione dalla dittatura si è fatta sempre più realistica, considerando la grande solidarietà che la Germania e l’Europa intera hanno dimostrato per la causa nordafricana. Il nostro scopo era di suscitare interesse per il conflitto siriano, aprendo poi la strada a un movimento di protesta organizzata, costituita da cittadini pronti a dedicarsi con costanza all’organizzazione di una rivoluzione efficace.

I primi contatti con i rivoltosi risalgono ad un viaggio in Siria nel pieno degli scontri. In quel periodo ci siamo riuniti e abbiamo cercato di capire cosa potevamo fare. Da qui è partita l’idea di creare un ponte diretto fatto di aiuti quotidiani, tra la popolazione tedesca e quella siriana.

cafebabel.com: com’è adesso la situazione in Siria? 

Andre Find: la guerra civile imperversa, i media parlano solo di Damasco e Aleppo ma in realtà l’esercito regolare si è già ritirato da diverse altre zone, dove si stanno costituendo delle organizzazioni democratiche. Un aiuto concreto potrebbe darlo la stampa, se smettesse di parlare solo degli scontri e si occupasse anche delle centinaia di manifestazioni di questi giorni.

cafebabel.com: chi vi sostiene dalla Germania?

Bashar Al-Assad gioca ai videogame durante la rivolta

Ande Find: Negli ultimi sei mesi abbiamo raccolto circa 200.000 Euro che abbiamo investito in manifestazioni ma anche affidato a gruppi locali pronti a interagire coi media e organizzare incontri politici sul tema della democrazia. Grazie agli aiuti finanziari esteri possiamo incrementare anche il sostegno politico al cambiamento e dare così maggior rilievo ai comitati cittadini. Tentiamo di far passare gli aiuti raccolti  dalla Turchia e dal Libano verso la Siria,. I comitati sono la spina dorsale della sommossa perché essendo decentrati, riescono a sfuggire ai controlli dei servizi segreti, a differenza degli attivisti che però continuano con coraggio a scendere in piazza a manifestare.

cafebabel.com: un’azione forte è stato il boicottaggio degli esami da parte degli studenti siriani...

Andre Find: abbiamo tenuto d’occhio le azioni intraprese dagli studenti siriani perché eravamo convinti che avrebbero avuto successo: sono loro il cuore della protesta pacifica. Hanno dimostrato di riuscire a rimanere uniti, come è successo durante il boicottaggio degli esami, e questo ci è molto utile per portare avanti la protesta nelle città e nei gruppi locali.

cafebabel.com: che tipo di intervento vi aspettate dalle Nazioni Unite nel conflitto siriano?

Andre Find: gli attivisti oggi sono delusi. Si aspettano un intervento da parte della NATO, che non deve però tradursi in un intervento militare, bensì in un sostegno incisivo alla rivolta pacifica.

cafebabel.com: cosa può fare l’Europa?

Andre Find: la cosa più importante per noi è che l’Europa apra gli occhi sulla Siria. Gli attivisti non devono sentirsi isolati in questa lotta per la democrazia. Allo stesso tempo, l’Europa dovrebbe prendere forti sanzioni per impedire il flusso di armi verso la Siria (una decisione già presa il 23 luglio da Bruxelles, NDR). Dal punto di vista umanitario poi, si potrebbe dare la possibilità ai feriti di essere trasportati e curati in Europa, e viceversa permettere agli studenti che sono venuti a studiare in Germania di tornare nel loro paese.

cafebabel.com: quali sono i progetti per il futuro?

Andre Find: siamo consapevoli che ci vorrà ancora del tempo prima che la situazione in Siria possa migliorare, ma noi continuiamo a credere in una società civile democratica, capace di tenere lontano lo spettro della dittatura. Per questo continueremo a sostenere ed aiutare in ogni modo gli attivisti siriani.

Foto di copertina di (cc)Gwenaël Piaser/flickr;nel testo:(cc)adoptarevolution.org; Video (cc)adoptarevolution.org