Adeguarsi o morire: dibattito a Madrid

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2005
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Articolo pubblicato il 28 febbraio 2005

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Più di un centinaio di spettatori presenti al coffe storming del 12 febbraio a Madrid. Quattro ospiti d’eccezione hanno acceso l’atteso dibattito sulla politica estera europea.

In presenza di quel pianoforte a coda che Federico García Lorca era solito suonare nella Residencia de Estudiantes, uno dei principali luoghi di dibattito intellettuale europeo nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, café babel ha dato vita ad un incontro di idee rivolte al futuro.

Divergenze d’opinioni tra gli esperti

Nessuno mette in dubbio che “l’Europa cerca di avere una voce propria in un mondo in cui la realtà internazionale cambia ininterrottamente”, ha dichiarato Enrique Viguera, direttore generale e membro del Ministero degli Affari Esteri spagnolo. Aggiungendo di seguito: “Dobbiamo pensare continuamente ad adeguarsi alla nascita di nuove potenze mondiali accanto agli Stati Uniti, quali Cina, India o Brasile”. Tra tutti i relatori, il professore dell’Università Complutense di Madrid, Carlos Taibo, è stato quello che ha criticato più duramente la Costituzione e la politica estera dell’Unione Europea. Egli non crede che quei nuovi membri dell’Unione che hanno appoggiato la guerra in Iraq contro il parere dell’Onu, siano disposti a rispettare a partire da ora le leggi internazionali. “Oggi se la stessa Ue richiedesse di poter entrare nella Ue non vi riuscirebbe a causa del proprio deficit democratico”, ha poi affermato cercando di accattivarsi il pubblico evidenziando che non tutto nella Ue è esportabile. Dal pubblico Fernando Navarro, corrispondente di café babel, ha risposto che “questa situazione potrebbe cambiare con l’arrivo di un nuovo signor PESC”. Prospettiva, questa, che Enrique Viguera ha confermato, affermando che la creazione di una figura di Ministro degli Esteri Europeo è fondamentale per evitare situazioni assurde come la presenza di 25 ambasciate europee in India. Tale organismo potrebbe inoltre costituire l’embrione di un futuro corpo diplomatico. “Questione di efficacia” ha sottolineato concludendo.

L’ambiguità del Trattato

L’esperto in relazioni internazionali Carlos Taibo, crede fermamente che il Trattato Costituzionale presenti molti punti oscuri. Come ad esempio le eccezioni nell’abolizione della pena di morte o l’ambiguità insita nell’interpretazione del concetto di attacco preventivo.

“Per evitare ambiguità su questi punti, si sarebbe dovuto scriverli diversamente”.

“Quando Israele o la Russia cambiano o interpretano arbitrariamente le regole del gioco”, ha detto, “i nostri governanti guardano da un’altra parte”. Opinione che è stata appoggiata dal pubblico. Una spettatrice ha insistito sul cinismo e sul doppio linguaggio tradizionale della cultura europea: “l’Europa non è stata fatta solo secondo ciò che era scritto sulla carta”. “Esattamente”, ha aggiunto Fernando Navarro, “il Trattato del 1957 a malapena menzionava la pace rispetto alla parola “mercato” ma la pace è stata il suo più grando risultato”.

Voglia di fare meglio

Cecilia Orellana, invitata d’onore e presidentessa di un’Ong di diplomati in affari esteri, si è mostrata ottimista ricordando i vantaggi pratici che i cittadini otterranno all’estero, come la possibilità di recarsi presso qualsiasi ambasciata di un Paese della Comunità. “Inoltre, vi sono obblighi riguardo aspetti molto positivi in politica estera, come la difesa dei diritti umani, la cooperazione per lo sviluppo o l’aiuto umanitario”. Su questo punto, dal pubblico, Elsa Aimé ha obiettato che “la Ue esercita una diplomazia umanitaria coercitiva, specie in Africa”.

José Angel Postillo, esperto in relazioni internazionali e direttore dell’Istituto di Cooperazione e Sviluppo dell’Università Complutense, è stato l’ultimo a parlare tra i conferenzieri. Ha avuto parole sia di critica che di elogio. È stato categorico riguardo la Costituzione: “Con questa Costituzione Europea è stata persa un’occasione molto buona per realizzare una Ue degna del suo nome. Questa costituzione si fa per la volontà dei governi senza considerare i cittadini”. E ha poi lanciato una domanda su cui riflettere: “Perché non è stato fatto un referendum europeo?”. Sotillo, che si è presentato come un profondo europeista, così ha concluso: “Credo che bisogna votare sì, per poi subito dopo cominciare a migliorarla”.