Addio Mandima: la ricerca della propria identità

Articolo pubblicato il 10 giugno 2016
Articolo pubblicato il 10 giugno 2016

(Video) Il salto nel vuoto di "Addio Madima": di ritorno verso origini che non ha mai conosciuto e a caccia di un nuovo sé tutto da costruire. Nel toccante viaggio iniziatico del protagonista, una transizione all’età adulta carica di interrogativi sulla definizione dell’identità. Una produzione dei nostri partner di 99.media.

Sono i primi dieci anni della vita di Rob-Jan Lacombe ad essere presentati nei primi 10 minuti del suo documentario Addio Mandima. Foto sfocate di bambini che salutano il piccolo aereo della famiglia Lacombe. In sottofondo la voce pacata del narratore, che si rivolge al suo alter ego di 10 anni nelle foto provenienti dal suo archivio, ponendogli le domande che ancora lo tormentano. Dietro il placido scorrere delle immagini del pluripremiato corto Addio Mandima  si nasconde un'incredibile forza, insieme alle domande: «Da dove vengo? Qual è il mio posto?».

Ed è a Bordeaux, città borghese nel sud della Francia, che questo bambino di 10 anni arriva. L'impatto non è dei migliori: la derisione dei compagni di classe è tagliente, cattiva come solo quella dei bambini sa essere. Viene chiamato "Mowgli", "uomo delle caverne". Per lui Europa significa solo «gelato, Nutella, latte fresco, ascensori e piscine». Il ragazzo nato e cresciuto nello Zaire non ha idea di chi sia sia Michael Jackson, e nemmeno del fatto che deve indossare le scarpe tutti i giorni. Quello che ne è stato di Watumu, Angi e Amosi, i suoi amici d'infanzia, nessuna foto può descriverlo.

In un periodo di crisi migratoria, un corto come questo lascia dierto di sè un retrogusto amaro. C'è chi può semplicemente salire su un aereo come gli europei, mentre tutti gli "altri" devono mettere in gioco la propria vita per raggiungere l'Europa, o rimanere in mezzo alla guerra. Addio Mandima racconta anche questa storia.

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Cafébabel collabora con 99. media per proporvi una serie di docufilm.