Acqua, il mondo ha troppa sete

Articolo pubblicato il 01 aprile 2011
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Articolo pubblicato il 01 aprile 2011
Gli scienziati avvertono: “Nel 2050 due miliardi di persone a rischio”. Sabato 26 marzo una grande manifestazione affollava la capitale per dire “no” alla privatizzazione dell'acqua.
Il 24 e il 25 marzo a Budapest si discuteva, molto più accademicamente, sul futuro della preziosa risorsa “inodore, incolore e insapore”, come ci dicevano alle scuole medie prima di aver snocciolato la formula dell'H2O. Il tutto a chiudere una settimana cominciata il 22 con la giornata mondiale dell'acqua. Leggi l’articolo dell’inviato di Cafebabel Roma a Budapest.

di Antonio di Bartolomeo

Quando si affronta un tema come quello dell'acqua, è consigliabile metter da parte le proprie convinzioni, i proprio pregiudizi e ascoltare quello che gli scienziati hanno da dirci sul tema.

“La prossima guerra scoppierà per l'acqua”, andava affermando con sicumera l'affettato intellettuale quarantenne dipinto nel film “La guerra degli Antò”, mentre le ingenue ragazze di provincia appena arrivate nella città lo ascoltavano assorte. Il film era ambientato proprio nei giorni precedenti alla prima guerra in Iraq, che – come prevedeva “l'analisi dei punk di Montesilvano” – era tutto fuorché una guerra partita dal problema dell'acqua.

A Budapest gli studiosi di tutta Europa hanno volato più basso. Per esempio è stato sfatato il mito che l'acqua stia venendo a mancare in assoluto. Il problema semmai è la crescita della popolazione mondiale, che nel 2050 dovrebbe raggiungere i 9 miliardi. Poi, certamente, il cambiamento climatico sta cambiando la distribuzione nel pianeta.

Un discorso ribadito da Jaqueline McGlade, la direttrice dell'Agenzia europea per l'ambiente: “Nel lungo periodo la crescita economica è possibile solo se diventiamo tutti più efficienti”, ha affermato. “Benché l'acqua sia un bene rinnovabile e non scarso a livello globale, la sua distribuzione è fortemente disomogenea e precaria”.

L'unico relatore italiano, Pasquale Steduto, ha parlato in nome dell'ufficio per l'acqua della Fao, che ha sede proprio nel nostro paese. Steduto ha ricordato che due persone sul tre nel 2025 dovranno vivere con una quantità di acqua compresa tra i 500 e i 1000 metri cubi, una condizione che è già considerata difficile. Quasi due miliardi di persone dovranno, invece, sopravvivere con meno di 500 metri cubi, una situazione considerata di “estremo stress”.

Perché una tale scarsità della risorsa idrica? Tutto è in gran parte dovuto all'incremento della domanda della produzione di cibo, che salirà del 70% di qui al 2050. Senza miglioramenti nell'efficienza e nella produttività nell'uso dell'acqua in agricoltura, il consumo di acqua raddoppierà.

Per cambiare rotta, allora, è necessario intervenire nella produzione agricola, che rappresenta di gran lunga il settore più grande nel consumo di acqua.

Sulla tema “privatizzazione o no” gli scienziati non hanno espresso opinioni, ma lo ha fatto in conferenza stampa il Commissario europeo all'ambiente, lo sloveno Janez Potocnik: “Dal punto di vista della Commissione europea, è indifferente se il gestore dei servizi idrici sia pubblico o privato, purché lo faccia bene”.