«Abbiamo bisogno di un nuovo budget, ma non ad ogni prezzo»

Articolo pubblicato il 14 giugno 2005
Articolo pubblicato il 14 giugno 2005

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L’eurodeputato Reimer Böge, che ha presentato di recente il suo rapporto sulla proposta di butget della Commissione per il periodo 2007-2013, rivela le proprie opinioni a café babel.

Il Consiglio e il Parlamento europeo devono entrambi approvare il nuovo budget decusio dalla Commissione, cioè ciò che in eurogergo si chiama «prospettive finanziarie» perché siano messe in pratica. Böge era uno degli eurodeputati ai vertici del comitato parlamentare che ha redatto la contro-proposizione della sola istituzione eletta dell’Ue.

Nei media si dà poca importanza all’opinione del Parlamento europeo a proposito del budget, perché?

Il problema deriva dall’opinione pubblica che si disinteressa delle posizioni dei primi ministri e capi di stato nazionali. Infatti tutti dovrebbero ricordarsi che il budget è applicabile solo dopo l’approvazione del Parlamento. Noi parlamentari voteremo – in seguito al mio rapporto – all’inizio di giugno per decidere la nostra linea di condotta ai negoziati con il Consiglio e per esprimere le posizioni del Parlamento europeo.

Tutti affemano che il budget coprirà il periodo 2007-2013. Perché lei vorrebbe arrestarlo al 2011?

Non c’è una legge che obblighi il budget a durare sette anni. La sola ragione per cui la Commissione propone un budget fino al 2013 è determinata dal fatto che l’Accordo sull’Agricoltura deciso nel 2002 dal Consiglio stabilisce le spese in quel campo fino a questa data. Il parlamento insiste sul 2011 invece (e 2016 per il prossimo budget) perché ritiene bisogna costruire in parallelo budget e mandati parlamentari. Questo renderebbe più democratica la procedura di bilancio.

Cosa succederà se non si raggiungerà un accordo durante la riunione del Consiglio?

Con i No francese e olandese alla Costituzione, le anticipate in Germania – che impediscono all’attuale governo di impegnarsi in nuovi investimenti – sarà difficile trovare un accordo. Ci sono evidentemente delle possibilità di raggiungere un compromesso sotto la presidenza inglese o austriaca ma se non si prende una decisione, sono due gli scenari possibili: o i costi determinati dall’allargamento ai dieci nuovi Stati membri verranno messi in conto su una base annuale oppure non verranno messi in conto. Nel primo caso, migliore per il Parlamento, il contributo dei Paesi non potrà essere ridotto all’1% del Pil, come molti stati domandano ora.

E cosa sarebbe meglio per il Parlamento se non si trovasse un accordo?

Non sono il solo a sperare che i negoziati non vengano interrotti. Sarebbe certamente meglio avere un piano di lavoro pluriennale, soprattutto perché l’Ue ha delle responsabilità pluriennali in molti campi tra cui i fondi strutturali e i programmi di ricerca, ma questo non significa che debba essere fatto a tutti i costi. Il problema è che il gruppo dei sei contribuenti netti (Francia, Germania, Inghilterra, Svezia, Olanda e Austria) non sono coerenti: dicono di voler mantenere l’accordo sull’agricoltura, di volere una maggiore coesione nell’Europa allargata e di desiderare il finanziamento di nuove sfide, soprattutto negli affari esteri. Peccato che tutto ciò non sia realizzabile solo con l’1% del Pil.

Nel suo rapporto, lei propone una partecipazione budgetaria pari al 1,07% del Pil, insomma una via di mezzo tra l’1,26% voluto dalla Commissione e l’1% domandato dal Gruppo dei sei. Perché questa cifra?

Anche se il Parlamento condivide la posizione della Commissione a proposito delle spese per la ricerca della Strategia di Lisbona ad esempio o alla proposta di una rete di trasporti, esistono degli ambiti dove si spreca troppo denaro. Io propongo di ridurre del 10% le spese amministrative. Credo che molti strumenti siano sotto-finanziati: la giustizia, la vigilanza sulle frontiere e sulle libertà civili. Credo che la proposta del Parlamento sia più equilibrata di quella della Commissione.

Vorrebbe un aumento del budget quando altri Stati si uniranno all’Ue?

Certo. Questo è uno degli errori fatti dalla Commissione nella sua proposta. Essa presenta un insieme di misure di prospettive finanziarie che includono già la Romania e la Bulgaria, due ingressi che ci costeranno 44 miliardi di euro.

Mi sarebbe piaciuto che la Commissione presentasse un budget per i 25 Membri attuali analizzando i costi dei futuri paesi Ue per ogni categoria, includendoli nel budget dopo la ratifica dei trattati di adesione.

Circa la metà del budget dell’Ue è dedicata al settore agricolo. Perché non propone una diminuzione?

Ci avviamo verso una legislazione e delle decisioni già prese, le spese agricole sono infatti state fissate fino al 2013. le quote che gli agricoltori europei devono rispettare lasciano lro un margine maggiore delle quote internazionali e questo costa caro. Io propongo di passare al co-finanziamento di Ue e Stati membri. L’agricoltura è la sola politica completamente organizzata e sovvenzionata a livello europeo, è normale che i costi siano elevati. Se la politica agricola fosse co-finanziata, cambierebbe anche l’equilibrio del budget. Questo discorso comprende anche la questione dei fondi all’Inghilterra, oggi ingiustificati.