A.A.A. Cercasi politica estera comune

Articolo pubblicato il 26 aprile 2004
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Articolo pubblicato il 26 aprile 2004

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L’UE deve lasciare la diplomazia mondiale agli Stati Uniti oppure concentrarsi per sviluppare la via del multilateralismo? La questione della politica estera.

La politica estera è sempre stata fonte di grossi grattacapi per l’UE. Negli ultimi dieci anni ne abbiamo viste proprio di tutti i colori: immobilismo in Rwanda, divisione sull’Iraq e totale paralisi di fronte allo scoppio, nel nostro stesso continente, della guerra civile nei Balcani. Quattro giovani attivisti politici ci dicono la loro sulla tanto bistrattata Politica Estera e di Sicurezza Comune: è davvero proponibile una contrapposizione fra Nuova e Vecchia Europa?

I Verdi vogliono un seggio europeo al Consiglio di Sicurezza

Per la Federazione dei Giovani Verdi Europei (FYEG) è essenziale che l’UE assuma le sue responsabilità di attore globale. La loro preoccupazione sulla politica USA riguarda principalmente il fatto che “non offre una soluzione percorribile alla crescente spirale di violenza mondiale”. Suggerendo implicitamente il ruolo dell’UE come contrappeso a quello giocato dagli USA.

Rispondendo alle nostre domande, appare chiaro come i Verdi vedano la necessità di prevenire la violenza ed i conflitti e di promuovere i diritti umani come priorità di ogni “vera” politica estera, di sicurezza e di difesa comune. A tal fine sperano di vedere reso obbligatorio il Codice di Condotta UE sull’esportazione di armi, e il sostegno militare a dei Corpi di Pace civili d’intervento col compito di prevenire i conflitti sotto l’egida dell’ONU. Ed è molto interessante registrare il fatto ch’essi preferiscano non smantellare gli apparati militari, ma piuttosto ristrutturarne le dotazioni per raggiungere gli obiettivi dell’UE.

Per i Liberali “bisogna riformare le istituzioni internazionali”

Una chiara presa di posizione dei Giovani Liberali (LYMEC) è quella per cui l’UE dovrebbe dare l’esempio. Promuovere la democrazia, la società civile e la libertà sono le parole d’ordine alla LYMEC. Il loro grande sogno è quello di far progredire il diritto internazionale e di rafforzare il ruolo di una ONU riformata; per quanto riguarda le questioni interne, i Liberali avvertono la necessità di sviluppare gradualmente un servizio diplomatico europeo e di far fondere insieme l’Alto Rappresentante del Consiglio e il Commissario alle Relazioni Esterne. Guardano alla crescita economica come il mezzo attraverso il quale la UE può aiutare a sostenere le nazioni meno sviluppate. Non soddisfatti del proposito di costituire un esercito europeo, preferiscono trovare nella ricerca, nella logistica e nelle strutture di supporto, un mezzo per rafforzare la cooperazione in materia di difesa.

Unico gruppo a rispondere direttamente alla nostra domanda, i Giovani Liberali non accettano la contrapposizione fra “nuova” e “vecchia” Europa, perché si tratta di un accostamento che privilegia le rivalità fra gli stati nazionali, ovvero un sistema implicitamente antitetico alla UE.

Per i Popolari : “il problema della Politica estera comune, è che non è affatto comune

I Giovani Popolari dello YEPP (Youth of the European People’s Party) sottolineano l’importanza di unificare i livelli istituzionali in modo da fornire all’Unione una presenza forte sul panorama internazionale. Ciò implica una PESC in cui gli stati membri possano parlare con una sola voce, anziché lacerarsi in divisioni intestine. I Popolari preferirebbero un sistema di voto a maggioranza qualificata, nel quale non si lasci il diritto di veto ai singoli stati membri.

Lo YEPP è favorevole a un ministro degli esteri UE, purché il suo operato non venga sconfessato dalle divisioni fra gli stati membri. Secondo lo YEPP, l’UE dovrebbe riconoscere l’importanza di una forte alleanza transatlantica, sviluppando nel frattempo una capacità militare che le consenta di operare autonomamente nel mondo.

I Socialisti vogliono un’UE che non sia più “gigante economico e nano politico”

I Giovani Socialisti dell’ECOSY vogliono vedere l’UE parlare con un’unica voce sulle questioni di politica estera e sono inoltre a favore dell’“astensione costruttiva” per quegli stati membri che restano in disaccordo con le opinioni della maggioranza.

Sviluppo e cooperazione sono chiaramente una priorità per i Giovani Socialisti che guardano agli stati membri come a dei soggetti che hanno il dovere di distribuire la loro ricchezza destinando una percentuale del loro PIL in aiuti allo sviluppo. Secondo l’ECOSY, la politica economica internazionale dell’UE dovrebbe esser pubblicamente e cristallinamente definita in modo che le sue istituzioni possano spingere per implementare delle politiche sociali a livello internazionale.

La visione dei giovani Socialisti relativa al ruolo dell’UE nella promozione della pace e della sicurezza, è di tipo interventista. E’ necessario che l’Unione abbia una parte maggiormente propulsiva nella prevenzione e nella gestione delle crisi. Sostenendo il multilateralismo ad ogni livello, non vedono il futuro dell’Europa come legato ad una sorta di contrappeso verso altre potenze.

Uniti resisteremo, divisi soccomberemo

Per tutti questi rappresentanti si evince implicitamente che agendo insieme, l’UE possa dar vita a un mondo migliore. Restano però le differenze sulla misura in cui la PESC dovrebbe esser istituzionalizzata. E divergenze si registrano anche sull’importanza e sul tipo di cooperazione con le nazioni meno sviluppate, e quale forma essa debba assumere, mentre da gruppo a gruppo vi sono opinioni contrastanti sulla necessità di una dotazione militare a livello UE e sul modo in cui impostare le relazioni con gli USA.

Queste dichiarazioni contengono poche sorprese e riflettono il fatto che il dibattito fra i movimenti di Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi è vivo e vitale anche riguardo alle relazioni internazionali. Inoltre, tramite i loro diversi punti di vista, i rappresentanti di questi partiti europei son d’accordo sul fatto che gli interessi nazionali dei singoli stati membri non dovrebbero ulteriormente mettere in discussione l’Europa, nei suoi sforzi di influenzare per il meglio la situazione politica mondiale.