A quando la prossima Prestige?

Articolo pubblicato il 04 giugno 2003
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Articolo pubblicato il 04 giugno 2003

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La legislazione europea in materia ambientale è all’avanguardia. Non c’è dubbio. Ma la prossima catastrofe è già dietro l’angolo. A causa della lentezza di alcuni Stati membri.

Il 13 novembre 2002, con condizioni meteorologiche difficili, la petroliera “Prestige”, oltre 77.000 tonnellate di nafta, subisce un’avaria all’altezza delle coste della Galizia, al nord ovest della Spagna. Sei giorni dopo, la mattina del 19 novembre, l’imbarcazione si spezza in due arenandosi a più di 3.500 metri di profondità.

Dal momento dell’incidente più di 5.000 tonnellate di carburante sono fuoriuscite dalla nave. La marea nera ha coinvolto più di 1.175 chilometri della costa della Galizia, regione la cui economia è in grande parte basata sulla pesca. Gli abitanti, caratterizzati da un particolare senso dell’umorismo, hanno cominciato a parlare di “Galizia Ground Zero.”

Una catastrofe socio-economica

A ben vedere si tratta della più grande catastrofe ecologica della storia della Galizia. Che del resto ha già subito sette degli undici più gravi disastri marittimi verificatisi in Europa: durante gli ultimi 30 anni, sulle coste galiziane si sono riversate in totale circa 300.000 tonnellate di petrolio, ovvero quasi quanto scaricato in tutt’Europa. Oltre a cinque petroliere responsabili di altrettanti disastri ambientali, questa comunità autonoma (regione ndr) ha subito anche l’incidente provocato dall’imbarcazione Erkowit coi suoi pesticidi, e quello provocato dalla nave Cason, infiammatasi mentre trasportava bidoni di sostanze tossiche.

La Galizia è particolarmente considerata per la bellezza delle sue rías (valli fluviali invase dal mare, tipiche delle coste galiziane ndr) e per la sua “biodiversità” marittima. Il litorale galiziano impiegherà dai 4 ai 5 anni a riprendersi. Ma bisognerà aspettare dei lustri prima che l’equilibrio ecologico delle coste galiziane venga ripristinato completamente. Il parco naturale delle isole atlantiche (Cíes, Salvora ed Ons), è stato molto intaccato. Tutti hanno visto le immagini di uccelli marini sporchi di petrolio, stelle di mare nere, onde scure che si infrangono contro le rocce anch’esse nerastre, scogliere infangate, sabbia nera...

L’incidente della Prestige non è certo il primo di questo tipo. Nel 1967, il Torrey Canyon si arenò vicino alle isole Scilly, in Gran Bretagna, scaricando nel mare qualcosa come 120.000 tonnellate di greggio. La costa di color granito rosa è insozzata da 30.000 tonnellate di petrolio. A seguire un elenco di nomi di navi e tonnellate di petrolio scaricato in mare, (Amoco Cadiz, 223.000 tonnellate di nafta; Urquiola, 100.000 tonnellate; Jakob Maersk, 88.000; Aegean Sea, 72.000; Haven, 144.000, eccetera eccetera) fino all’Erika, all’altezza della coste francesi nel 1999, ovvero appena tre anni prima della Prestige.

Una legislazione europea lenta a muoversi

La prima idea che viene in mente è una. Se solo si fosse imparato qualcosa da tutti gli incidenti precedenti! L’incidente della nave Erika aveva aperto la strada per l’approvazione di tutta una serie di pacchetti di riforme a livello europeo. Il primo si interessava ai controlli ai porti, il rafforzamento delle procedure di ispezione delle navi e l’accelerazione del calendario per l’eliminazione dei petroliferi monoscocca. Il secondo pacchetto prendeva in considerazione delle regole di lungo termine, come la creazione di un fondo di compenso per le vittime delle maree nere e la creazione di un’agenzia di sicurezza marittima europea.

Ma queste misure non sono ancora entrate in vigore. E dunque non applicabili. Gli Stati membri ne avevano deciso la vigenza a partire dal prossimo mese di luglio. La questione non è affermare la necessità di adottare misure draconiane in materia di ambiente naturale, né di avere centinaia di regolamentazioni. La questione è di averne qualcuna che però sia anche effettiva.

Le esitazioni e le baruffe tra Spagna e Portogallo hanno lasciato per troppo tempo la Prestige nelle acque galiziane, sporcando le acque atlantiche, prima ancora che l’imbarcazione si spezzasse in due e desse il via alla marea nera, la mattina del 19 novembre. Così il naufragio della Prestige, ha svelato soprattutto la mancanza di mezzi e di norme che prevedano dei meccanismi di coordinamento tali da reagire in un modo veloce ed efficace davanti a questo tipo di situazioni. Ciò è grave perché la catastrofe della Prestige poteva esser, se non evitata completamente, almeno attenuata. Il surplus di vantaggi in termini di efficacia, arrecato dalle iniziative e dalle misure adottate dall’UE nella protezione dell’ambiente naturale non servono a niente se queste non vengon rigorosamente e strettamente osservate e se non sono applicate da tutti gli Stati Membri.

La legislazione europea in materia ambientale si è sviluppata soprattutto, sebbene in modo sparpagliato, in risposta ai negoziati internazionali ed ai trattati, sulla scorta della pressione dell’opinione pubblica su certi Stati membri. Bisogna notare che ogni svolta legislativa è stata spesso scatenata da incidenti molto gravi. Basta ricordarsi degli scarichi di materiale tossico nel Reno del 1986, dell’incidente di Chernobyl del 1986 o delle 37.000 tonnellate di nafta scaricata all’epoca dell’incidente dell’Erika nel 1999.

Reagire adesso

Il naufragio della Prestige, al 14esimo posto nella lista nera degli incidenti marittimi petroliferi a livello mondiale, è stato uno dei rari avvenimenti a dar luogo ad una reazione istantanea. La necessità di un’azione, o piuttosto di una reazione, rigorosa, con lo scopo di proteggere le coste europee da questo genere di catastrofi, è stata confermata e riconosciuta dalla Commissione europea nella sua comunicazione al Parlamento ed al Consiglio sul miglioramento delle misure di sicurezza marittima.

Finchè si dipenderà dal petrolio proveniente da terre lontane, gran parte di questo verrà istradata attraverso diversi mezzi. È previsto che nei prossimi cinquant’anni, più di 150 miliardi di tonnellate di petrolio circoleranno via mare, e che il 70% di questo petrolio passerà davanti alla Galizia. Secondo alcune stime che prendono in riferimento le suddette statistiche, la costa galiziana subirà almeno altre dieci catastrofi nei prossimo 50 anni. Ma l’avverarsi di queste proiezioni non dipenderà unicamente dalle condizioni meteorologiche.