A proposito delle elezioni europee

Articolo pubblicato il 04 maggio 2009
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Articolo pubblicato il 04 maggio 2009
Michele Ciavarini Azzi, Presidente della UEF Belgio Da diverse settimane girano ripetutamente per Bruxelles due pulmini elettorali con una grande scritta: “Having Democracy for breakfast? Do not swallow the Lisbon Treaty whole”, firmato Libertas, l’alleanza degli anti-europei in Europa.

A 33 giorni dalle elezioni europee in Italia ed a 34 giorni in Belgio, la campagna elettorale fatica ad entrare nel vivo delle questioni europee e a proporre alternative chiare alle grandi sfide che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni. Succede quindi che i movimenti anti-europei riescono a coalizzarsi ed a comunicare più facilmente un messaggio chiaro, semplice, senza compromessi.

European Parliament plenary In Belgio, un paese in cui il voto è un esercizio obbligatorio, la campagna elettorale per le europee è pressochè inesistente, offuscata dalla campagna per le elezioni regionali che si svolgeranno nello stesso giorno. Manifesti, comizi, dibattiti politici radiofonici e televisivi: tutto ruota attorno alle competenze regionali! Nulla, o quasi, viene detto sulle posizioni dei prinicipali partiti quanto alle scelte da fare in Europa. Ed in Italia le cose stanno più o meno nello stesso modo. Come mai?

La mancanza di una chiara corrispondenza in Europa tra scelta individuale, cioè il voto, e formazione di un governo o di un potere esecutivo (sovranazionale in questo caso), espressa dalla personalizzazione di un candidato o una candidata alla presidenza di tale esecutivo, può dare la sensazione agli elettori che qualunque sia il voto espresso, le cose non cambino poi molto. E che la possibilità di influire sulle decisioni dell’Unione europea sia scarsa.

È vero che il Parlamento europeo lavora in modo diverso da un parlamento nazionale eletto su base maggioritaria, dove esiste una chiara maggioranza ed un’opposizione, e che la ricerca di un consenso trasversale nell’iter legislativo, almeno tra i due o tre principali gruppi politici europei, rappresenta il principale obiettivo politico. Ma va anche detto che su tanti temi – i diritti civili, l’ambiente, l’energia, la difesa, la politica estera – le posizioni di partenza delle principali famiglie politiche sono abbastanza diverse. Ed allora è importante sapere per chi e per che cosa si sta votando. E servirebbe anche ripetere – ripetere, ripetere, ripetere – che dal Parlamento europeo (in codecisione con il Consiglio) dipende circa il 75-80 % dell’intera produzione legislativa in applicazione nei 27 stati membri dell’Unione europea. Come dire che bisogna scegliere con oculatezza i propri legislatori per i prossimi cinque anni!

Occorrerebbe pure soffermarsi di più e meglio, cioè in modo pedagogico, sulle importanti novità introdotte dal Trattato di Lisbona – trattato ancora in via di ratifica – e sulle sue implicazioni sul futuro dell’integrazione europea. Ma è forse chiedere troppo?