A Prato archeologia e innovazione diventano il nuovo binomio vincente

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 21 gennaio 2015

Fuga dei cervelli, ricerca, disoccupazione. Queste tematiche monopolizzano le conversazioni soprattutto dei più giovani. Siamo la generazione “zero” del precariato esistenziale e lavorativo. Eppure esistono ancora progetti in cui l’Italia eccelle in Europa. 

In un momento di conclamata crisi finanziaria mondiale la disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto picchi da 44%. Oggigiorno il calo occupazionale riguarda soprattutto il settore umanistico e il cosiddetto fenomeno della fuga dei cervelli è un costante leitmotiv. Eppure delle realtà di eccellenza esistono, ci sembra giusto valorizzarle e raccontarle in questo spazio, per far sì che esse possano fare da slancio per una ripresa che potrà avvenire solo grazie al capitale umano e allo smisurato patrimonio culturale presente nel BelPaese.

Facciamo un salto in una delle eccellenze italiane

Eccoci quindi a parlare di beni culturali, innovazione e tecnologia. Nell’area di Prato numerose sono le realtà giovanili di impresa, start-up e progetti finanziati dalla Provincia.

Su tutti il PIN- Polo Universitario di Prato (Servizi didattici e scientifici per l’Università di Firenze) rappresenta un polo di eccellenza, gli alti tassi di occupazione post-laurea ne sono la dimostrazione. Il punto di forza assoluto del PIN è la presenza al suo interno di 15 laboratori di ricerca, in costante contatto diretto con la didattica.

A Prato dunque si dà spazio alla ricerca, la stessa che in Italia subisce da decenni tagli su tagli, unica vera e propria operazione bipartisan riuscita.

Come si integrano archeologia e tecnologia?

Il VAST-LAB è bacino di sperimentazione in ambito europeo. Da anni in questo laboratorio si sviluppano nuove tecnologie per il settore dei beni culturali; in particolare si lavora per la digitalizzazione dei dati archeologici, la creazione di piattaforme che permettano lo scambio e l’interoperabilità tra archivi differenti, attraverso standard riconosciuti a livello europeo, l’applicazione del 3D per la ricerca archeologica e tanto altro.

Il VAST-LAB è stato coordinatore di numerosi progetti europei tra cui  EPOCH (Europena Network of Excellence in Open Cultural Heritage), rete europea per la comunicazione dei beni culturali, COINS (Combat Online Illegal Numismatica Sales), un progetto europeo per la lotta al commercio illegale di monete antiche su internet, CHIRON (Cultural Heritage Informatics Research Oriented Network) e CREATIVE-CH (Creative Cooperation in Cultural Heritage).

Nasce il google dell’Archeologia

Dal 2013 è stato lanciato un altro importantissimo progetto finanziato dall’UE, definito il “Google dell’Archeologia”, stiamo parlando di ARIADNE (Advanced Research Infrastructure for Archaeological Dataset Networking in Europe).

L’acronimo ha evidentemente un significato simbolico, riferendosi ad Arianna la giovane figlia di Minosse, che fornì all’amato Teseo il famoso filo per uscire dal labirinto del Minotauro. In questo caso il filo per uscire dal “caos dei dati” sarà questo colossale progetto, che si propone di creare una piattaforma unica di interazione tra i più importanti archivi archeologici, contando infatti del potenziale di 23 partner più 7 partner associati, provenienti da 19 paesi europei. Proprio l’Italia è tra i leader del progetto contando non solo il PIN come Coordinator, ma anche CNR, AIAC e ICCU-MIBACT.

Fino al 2017 si auspica che vengano messi on-line circa 6 milioni di record, schede riguardanti singoli reperti archeologici o intere aree di scavo. Un patrimonio digitale di inestimabile valore finalmente fruibile in modalità open da addetti ai lavori, ricercatori, studenti di tutto il mondo, in modo da favorire lo scambio, riuso e l’integrazione dei dati di alto valore scientifico.

“Keep the revolution going” è il motto del CAA 2015 (Computer applications &Quantitative Methods in Archaeology) prossima conferenza internazionale che si terrà a Siena dal 30 marzo al 3 aprile.

Non ci resta che sperare che nei prossimi anni il mondo dei beni culturali, beneficiando di questa rivoluzione digitale possa tornare a dare occupazione a tutte le professionalità presenti nel nostro Paese, a tutti i giovani e talentuosi ricercatori che “sforniamo” ogni giorno nelle nostre Università.