A piedi da Canterbury a Roma: Enrico Brizzi si racconta

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2010
Articolo pubblicato il 03 dicembre 2010
1600 chilometri e 33 città, da Canterbury a Roma, 72 giorni di cammino seguendo le tracce di Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury, che per primo tracciò l’itinerario nel 990 d.C: è lo straordinario percorso raccontato ne “I Diari della via Francigena” (Ediciclo Editore). Ne parliamo con Enrico Brizzi, co-autore del libro insieme a Marcello Fini.

Noto a molti soprattutto per il successo del suo romanzo d’esordio "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" (che nel 1994 lo ha portato in testa alle classifiche di vendita), oltre dieci anni dopo e svariati romanzi e progetti, EnricoBrizzi si rivela un appassionato narratore di “cammini”. Ha documentato un viaggio a piedi dall’Argentario al Conero, il cammino sulla Francigena e - in occasione del centocinquantesimo anno dell’Unità nazionale – il recentissimo viaggio a piedi dall’Alto Adige alla Sicilia per scoprire chi sono oggi gli italiani nel progetto “Italica 150”.

cafebabel.com: Il tuo viaggio sulla via Francigena si svolge nell’estate del 2006. Che cosa ti ha spinto a partire e quanto è durata la preparazione a questo cammino?

Enrico Brizzi: La spinta principale è stata la curiosità per un percorso millenario: l’idea di ripercorrere tappa per tappa i passi di viandanti e pellegrini, e di poterlo fare alla loro stessa velocità, aveva per me un fascino sufficiente. Sei mesi di documentazione su libri, web e attraverso incontri de visu sono stati il viatico per la partenza da Canterbury.

cafebabel.com: Qual è la cosa più inaspettata che ti è capitata? E l’incontro che ricordi con più affetto?

Brizzi: Rispondo ad entrambe le domande in un colpo solo: l’incontro, nell’abbazia svizzera di San Maurizio, col pellegrino tatuato Bern, un signore svevo deciso a raggiungere a piedi la tomba del suo santo protettore. Pensa che era convinto che io e i miei compagni di viaggio fossimo stati mandati dal cielo per aiutarlo a traversare le Alpi, e quindi si è comportato di conseguenza, così come si legge nel romanzo "Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro".

cafebabel.com: Che cosa ti sei portato a casa alla fine di questa esperienza?

La convinzione propria degli uomini medievali: chi arriva al termine di un viaggio del genere non è più lo stesso uomo ch’era partito.

cafebabel.com: Il bagaglio del pellegrino è a geometria variabile: cambia giorno per giorno a seconda delle necessità, del clima, del dolore alle spalle. Di che cosa ti sei disfatto, in quanto superfluo, e che cosa ti sei dovuto procurare immediatamente, in quanto indispensabile e che non avevi già con te?

Brizzi: Sono stati preziosi gli arrivi degli amici che hanno percorso qualche tappa con me: mi sono fatto portare scarponi da montagna e set da neve prima delle Alpi che ho rispedito a casa da Aosta. Passato l’Appennino, altri capi pesanti hanno preso la via di casa.

cafebabel.com: Quali cambiamenti hai notato in te al termine di questa esperienza?

Brizzi: Una barba molto lunga, un incarnato abbronzato e la consapevolezza che a piedi si può arrivare quasi dappertutto. Aggiungerei anche una maggiore consapevolezza delle regole del mondo e delle sue stagioni.

cafebabel.com: Hai percorso il più importante asse viario dell’Europa medievale, camminando sulle orme di viandanti e pellegrini: che eredità ci ha lasciato l’Europa di mille anni fa? Hai ritrovato delle radici comuni?

Brizzi: Nella Franca Contea, tanto per dire, un contadino ci ferma e fa: «Ragazzi, dove andate?» «A Roma»

«Parbleu!» esclama. «Allora è proprio vero quel che si dice dalle nostre parti».

«Cosa?»

«È un proverbio di qui» premette stringendosi nelle spalle. E poi ci lascia secchi: «Tutte le strade, diciamo noi, portano a Roma».

Cosa ci si porta a casa? Barba lunga, pelle scura e consapevolezza che a piedi si può arrivare dappertuttocafebabel.com: Che senso ha camminare nel XXI secolo, in un contesto in cui molti prendono l’automobile anche solo per percorrere un isolato, e in cui i voli low cost ci hanno abituato a un turismo mordi-e-fuggi della durata di un fine settimana?

Brizzi: La gente si lamenta sempre di non avere tempo, ma in realtà è un fatto d’incultura: un fine settimana può essere destinato anche a percorrere un tratto della Via Alpina o l’anello del Monte Amiata. E una ordinaria giornata di lavoro può prevedere senza fatica 10 chilometri a piedi. Non serve essere atleti o salutisti, basta sentire il richiamo della terra.

cafebabel.com: L’intermodalità del tuo percorso sulla Francigena ha coniugato tratti a piedi e un tratto in bicicletta. Quali sono vantaggi e svantaggi dell’uno e dell’altro modo di spostarsi?

Brizzi: In bicicletta sei pur sempre affidato a un veicolo. Puoi percorrere più di cento chilometri al giorno - anche se, carico come ti ritrovi, spesso ne bastano la metà per sentire i polpacci farsi di piombo - ma una foratura o un guaio alle borse portaoggetti bastano a lasciarti immobile, e con una bici da trascinare. A piedi invece sei come nudo, non hai letteralmente niente da perdere.

cafebabel.com: Oltre al tuo libro, quali guide consigli per documentarsi a chi voglia intraprendere questo cammino?

Brizzi: Senz’altro la dettagliata guida - limitata però al tratto italiano - di Monica d’Atti e Franco Cinti.

cafebabel.com: Quale suggerimento daresti a quanti vorrebbero ripetere la tua impresa, tappa per tappa?

Brizzi: Portatevi dietro due paia di scarpe ben rodate, un paio a suola morbida per l’asfalto e l’altro da trekking per i sentieri. Ma, soprattutto, partite con qualcuno di cui avete completa fiducia. Come in barca, anche in marcia la convivenza è un aspetto cruciale: poiché si dividono pasti, fatiche e camere di locanda, è meglio che schizzinosi e isterici restino a casa.

Foto: ©Enrico Brizzi