"A occhi spalancati", la Russia che non smette di sedurre

Articolo pubblicato il 23 marzo 2015
Articolo pubblicato il 23 marzo 2015

Non solo petrolio, squadre di calcio e copertine assicurate quando si tratta di politica internazionale. La Russia di oggi, il paese che Putin non vorrebbe secondo a nessuno e dallo spirito imperiale mai del tutto sopito, intende investire anche nell'ambito della bellezza e della cultura.

Il nuovo Museo dell’Impressionismo russo

Uno dei suoi innumerevoli magnati, Boris Mints, è impegnato nella riqualificazione dell'area della storica Fabbrica Bolscevica di Leningradsky Prospekt, nel cuore di Mosca. La volontà dell’uomo d’affari è dar vita al futuro Museo dell’Impressionismo russo, spinto dalla passione per l’arte e dalla volontà di far conoscere al mondo un periodo di ricerca artistica pressoché sconosciuto. Dieci anni fa circa, Mints iniziò a collezionare opere appartenenti al ciclo impressionista russo, favorendo così il ritorno in patria di numerosi dipinti da tempo presenti sul mercato occidentale.

La struttura sarà inaugurata nell’autunno di quest’anno e per ospitare l'unica anteprima internazionale del Museo che verrà è stata scelta Venezia, città vetrina per eccellenza. “A occhi spalancati”, l’esposizione di cinquanta capolavori selezionati del futuro Museo dell’Impressionismo Russo, è l’anticipazione di quella che è destinata a diventare una delle attrazioni imperdibili per ogni turista che si recherà a Mosca. L’importante preview si è svolta nella città lagunare veneta.

Per raggiungere le sale di Palazzo Franchetti ci si deve immergere appieno tra calli e campi. L’arte millenaria del vetro di Murano illumina gli ambienti attraverso lampadari "magnetici", tanto fanno volgere il naso all’insù. All’interno, l’allestimento accattivante ricostruisce lo sguardo che gli impressionisti russi esercitavano sulla natura, grazie all’impiego di un interessante apparato multimediale. L’utilizzo di finestre video in cornice d’epoca, poste in dialogo con le opere, e di strutture multimediali che, sfruttando le ultime tecnologie a disposizione, ricostruiscono alcune dinamiche dello sguardo impressionista, rendono agli spettatori la volontà degli artisti dell’epoca: rompere con la tradizione accademica classica e farsi interpreti di un mondo che stava cambiando.                                      

La bellezza salverà il mondo?

Oggi come allora, la Russia di Putin cerca un’estetica nuova, innovativa come fu quella del movimento d’avanguardia che caratterizzò il periodo degli ultimi imperatori, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Stretta tra un rublo fortemente indebolito, il prezzo del petrolio ben al di sotto del punto di pareggio dei 100 dollari a barile e le sanzioni di Stati uniti e Unione Europea in risposta all’annessione della Crimea e della guerra in Ucraina, oggi Mosca semplicemente non si può più permettere di mostrare soltanto i muscoli. Magari anche un po’ di bellezza contribuirà a salvare, innanzitutto da se stesso, lo stato più vasto del pianeta.

«Grazie, Europa! Ma grazie di che?»

La cosa sembra non preoccupare troppo Viory, giovane moldava arrivata in Italia una decina d’anni fa, incantata di fronte  a una delle meravigliose opere esposte di Nikolay Bogdanov-Belsky. «Sembra di trovarsi proprio lì», esclama al cospetto del dipinto vivido e luminoso di un balcone fiorito. Viory, divisa tra studio e lavoro, non se la sente di ringraziare l’Europa per ciò che sta faticosamente costruendo da sola, in Italia, ma ancor meno se la sentirebbe di «trovarsi proprio lì», in Moldavia, il più povero tra i paesi del continente europeo. 

Agli occhi di Viory, la Russia esercita attrazione e  sprigiona bellezza. Non da adesso, ma da sempre. Se con la ratifica dell’accordo politico e commerciale con Bruxelles, la Moldavia ha dimostrato di preferire l'Unione Europea a un futuro blocco doganale guidato dall’ex Repubblica Socialista, Viory compirebbe volentieri il percorso contrario: abbraccerebbe con orgoglio e naturalezza “mamma” Russia, complice anche la perdurante crisi economica che, attanagliando l’Italia e buona parte del continente, riduce al lumicino - e per tutti - le opportunità. Putin, invece, continua ad esercitare un’autorevolezza forte e l'orizzonte che disegna risulta ancora attrattivo, nonostante i dati dicano che la locomotiva economica russa non sbuffi più a tutto vapore.

L’Europa non può pensare di aver concluso gli sforzi nel processo di integrazione che riguarda, tra gli altri, gli stati dell’Est. La partita è ancora aperta. Anche sul piano della bellezza.