A Berlino i rifugiati diventano guide della città

Articolo pubblicato il 22 novembre 2017
Articolo pubblicato il 22 novembre 2017

Ultimamente sembra andare di moda parlare di ‘crisi dei rifugiati', anche se pochi di noi ne hanno mai davvero incontrato uno. A Berlino le cose stanno per cambiare. Refugee Voices Tours è un nuovo progetto in cui i rifugiati raccontano le loro storie durante una visita guidata. Come Mohamad, un rifugiato siriano che ha una sua particolare visione della capitale tedesca. 

È sabato e mi trovo all'uscita della U-Bahn di Mohrenstrasse. Manca poco alle 15.00 e sono una delle prime persone a partecipare al tour chiamato: "Perché siamo qui." Un uomo alto, giovane, con una barba enorme e un'espressione un po' umile ci aspetta. Si tratta di Mohamad, la nostra guida, che viene da una piccola città vicino Damasco. Ci chiede gentilmente di non fotografarlo. Ha parenti in Siria e non vuole che le sue attività vengano mostrate pubblicamente.  

Iniziamo il tour al Platz des Volksaufstandes, una piccola piazza ordinaria tra un centro commerciale e l'edificio del ministero tedesco delle finanze. Fu qui che nel 1953 la rivolta popolare nella RDT (Repubblica Democratica Tedesca) fu repressa con violenza dai carri armati sovietici. Dopo questo breve scorcio nella storia tedesca, Mohamad cambia storia e comincia a parlare degli anni ‘70 e ‘80 nel suo paese:  la Siria. Lo seguiamo attentamente nel suo viaggio. Siamo nel 1973 e dopo un colpo di stato militare, Hafez al-Assad forma una nuova costituzione. Di conseguenza, la Fratellanza musulmana insorge contro il governo e scoppia una rivolta nel 1982 ad Hama, che termina col massacro di decine di migliaia di civili.  

Tra la Siria e la Germania

Fare un confronto tra la storia tedesca e quella siriana è un compito difficile, i due paesi non hanno molto in comune in quanto entrambi hanno subito eventi storici di gran lunga diversi. Questo è un modo di vedere le cose, ma i due paesi condividono un tema di fondo. Le storie di persone comuni che vogliono vivere libere e in pace sono soprendentemente simili sia per Berlino che per la Siria. La storia di Mohamad è esattamente questa.

Nel condividere la propria esperienza, Mohamad mostra alle persone ciò che è accaduto nel suo paese e spiega perché è dovuto fuggire in Germania. "Voglio rispondere alla domanda: 'perché siamo qui?' Questo è ciò che la gente vorrebbe chiedermi ma non osa farlo, o non sa come cominciare" dice.

Nel 2015, insieme ad una guida britannica di nome Lorna, prende vita il progetto Refugee Voices Tours. Lorna è stata attiva nella comunità dei rifugiati dal 2012 al 2014, fino a quando non si è resa conto che i profughi stessi potevano raccontare e dare forma alle loro storie. Fu allora che nacque l'idea di creare un tour a piedi attraverso gli occhi di un rifugiato.

Perché siamo qui

La tappa successiva del nostro tour è l'ex quartier generale della Gestapo. Le bombe distrussero nel 1945 gli edifici che ospitavano la Gestapo e le SS. Oggi, una mostra interna ed esterna chiamata "Topografia del terrore" ricorda ai visitatori i terribili eventi accaduti.

Qui Mohamad racconta la storia del regime di Bashar al-Assad e di come le forze speciali si sono insinuate nella vita quotidiana dei siriani. Ad ogni tappa, parliamo meno della Germania e molto più della Siria. Ecco perché Mohamad è qui e, allo stesso tempo, perché anche noi siamo qui. Le persone che scelgono questi tour desiderano davvero saperne di più sulla vita dei rifugiati. "È difficile far partecipare persone scettiche sui rifugiati" ci spiega Mohamad.

Mi guardo intorno. In un gruppo di 20 persone, non c'è nessuno del posto, solo turisti e studenti di scambio. Una ragazza sta prendendo appunti diligentemente; lavora a un documento di ricerca comparativa sulle politiche dei rifugiati.  

Seguiamo Mohamad oltre il Checkpoint Charlie, un luogo simbolico per chiunque sia riuscito a fuggire ad un regime oppressivo. Mohamad si rivela un poco alla volta. Ci racconta di aver studiato matematica in Siria, di essere andato con suo fratello in Libia nel 2014 a lavorare in uno studio di graphic design, di come hanno convinto un pescatore a portarli via di nascosto in Europa quando la situazione in Libia è peggiorata, di come ha intrapreso questo rischioso viaggio in barca di 48 ore attraverso il mediterraneo e della fortuna avuta per essere riuscito ad arrivare sano e salvo. E infine come ha attraversato l'Italia per arrivare in Germania e stabilirsi qui.

Condividere aiuta

Alla fine del tour vado da Mohamad e gli chiedo se è facile condividere una storia come la sua. "All'inizio non lo era. E persino adesso a volte mi sento...beh, ho raccontato questa storia tante di quelle volte e ancora adesso mi sento sopraffare dalle emozioni", risponde. Mi dice che molti dei suoi amici che hanno vissuto esperienze simili preferiscono non parlare del loro passato perché gli fa rivivere quei momenti.

Per quanto riguarda Mohamad, condividere aiuta. È disponibile a rispondere alle domande e a parlare. Molte delle domande gli vengono rivolte dopo che racconta la sua storia. Com'è la vita in un campo profughi? Quali sfide affronta in Germania? Cosa possono migliorare le autorità? Le domande di politica internazionale e il coinvolgimento della Russia, degli Stati Uniti e dell'EU sono davvero tante. "Vivo grazie all'aiuto che la Germania mi sta fornendo" dice Mohamad senza alcuna esitazione, "ma ciò non vuol dire che non posso avere voce in capitolo sulle loro azioni."

Il tour termina al Gendarmenmarkt. Mohamad parla del 1600, quando gli ugonotti francesi giunsero in Germania come profughi. Il Französischer Dom si trova nella piazza proprio di fronte ad una chiesa tedesca quasi identica, come un "bellissimo simbolo di accoglienza."

Per Mohamad, è importante imbattersi in questa storia e sentirne la connessione nella vita di ogni giorno. "Spero che questo tour possa far capire alla gente quanto eravamo disperati, al punto da intraprendere un viaggio simile fino a qui," dice. "Non è stata una nostra scelta. In realtà non ne abbiamo avuto alcuna." 

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