70 anni fa scoppiava la Seconda Guerra Mondiale

Articolo pubblicato il 04 settembre 2009
Articolo pubblicato il 04 settembre 2009
Il primo settembre del 1939, esattamente 70 anni fa, la Polonia veniva invasa dai tedeschi dando così inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Le ripercussioni della guerra sono sentite ancora oggi in tutta Europa. Ecco come alcuni dei quotidiani europei commentano l’evento a 70 anni di distanza.

Eesti Päevaleht – quotidiano estone

Il quotidiano estone scrive che la Seconda Guerra Mondiale ebbe una durata differente in diverse parti del mondo e che le sue ripercussioni sono sentite ancora oggi: «Gli strascichi della guerra hanno smesso di influenzare l’Europa dell’est solo dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989. La Guerra Fredda si è potuta considerare conclusa solamente nel 1991 con la caduta dell’Unione Sovietica, mentre per Estonia e Lettonia è come se la Seconda Guerra Mondiale sia continuata fino al 1994, quando le ultime truppe russe furono ritirate. Tuttavia, ancora oggi, se ne pagano le conseguenze. Basti pensare al malcontento estone riguardo al monumento dei caduti sovietici nella capitale Tallinn e alle bombe e mine, risalenti al periodo della guerra, che ancora vengono scoperte. In ogni modo, insofferenze sono riscontrate anche in altri paesi: Varsavia, per esempio, accusa Mosca di non aver ancora pubblicato tutti i documenti che riguardano il massacro della foresta di Katyn, quando le truppe sovietiche uccisero migliaia di polacchi». (01/09/2009)

Die Presse – quotidiano austriaco

Gli storici e gli intellettuali austriaci lamentano che in molti paesi regna indifferenza circa il settantesimo anniversario dello scoppio della guerra. Il quotidiano austriaco ritiene che le ragioni dietro a questo silenzio siano diverse: «Per quanto riguarda il ruolo dell’Austria nella Seconda Guerra Mondiale, bisogna considerare un altro motivo per cui non viene data importanza a questa ricorrenza. Noi, che siamo stati la prima vittima politica, e che quasi nessuno oggi considera una vittima militare, non abbiamo praticamente preso parte alla Seconda Guerra Mondiale. Questa è, almeno, la linea difensiva che è stata mantenuta per anni, anche se ci si dimentica dei numerosi austriaci che sono stati costretti a partecipare alla guerra, alcuni con entusiasmo, altri contro la propria volontà. Un’ulteriore conferma la si può trovare nel fatto che, mentre in Germania ci sono delle basi militari che portano i nomi di coloro che il 20 luglio 1944 tentarono di uccidere Hitler, come il conte Claus Schenk von Stauffenberg e i suoi aiutanti, in Austria, sempre per mantenersi estranei alla guerra, non esiste una sola caserma dedicata agli eroi austriaci che parteciparono al complotto».

(01/09/2009)

The Times – quotidiano britannico

Mentre si celebra il settantesimo anniversario dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il quotidiano conservatore britannico The Times commenta la relazione di amicizia instauratasi tra Gran Bretagna e Polonia: «Il gruppo di 70 000 esuli polacchi, che erano rimasti dopo la seconda guerra mondiale, fu accolto dalla Gran Bretagna, la quale ha anche sostenuto l’allora emergente movimento sindacale autonomo Solidarnosc. Nel 1988, durante una visita a Varsavia, Margaret Thatcher e il leader di Solidarnosc Lech Walesa furono circondati da una congregazione della Chiesa di San Brygida, sostenitrice del sindacato. Nella fase di allontanamento dal comunismo, la Polonia ha intrapreso un percorso ideologico lungo e tortuoso, che ha incluso il populismo di destra dei gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynski, ma che, senza dubbio, la rende parte integrante di un continente democratico e di larghe vedute. Come è stato detto da Tony Blair riguardo all’ingresso della Polonia in Europa nel 2003, per la Gran Bretagna, è come ritrovare un vecchio amico in una nuova Europa».

(01/09/2009)

Diário de Notícias – quotidiano portoghese

La fine della Seconda Guerra Mondiale è stata una vittoria per il mondo intero, scrive il quotidiano portoghese Diário de Notícias sul settantesimo anniversario dell’inizio della guerra: «Alla sua fine nel 1945, con circa 70 milioni di morti, di cui il 60 per cento civili, si dimostrò la più terribile mai vista, ancora più disastrosa della Prima Guerra Mondiale, che vide 50 milioni di morti in meno. La sua conclusione con l’utilizzo della bomba atomica, una nuova arma di distruzione che si confermò così spaventosa da non essere più adoperata, la eleva ad un livello di assurdità irraggiungibile. Oggi si terrà una cerimonia nella città di Danzica alla quale parteciperanno il Presidente polacco Lech Kaczynski, il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il Capo del Governo italiano Silvio Berlusconi e il Primo Ministro russo Vladimir Putin, i quali rappresenteranno rispettivamente le vittime, gli assalitori, gli alleati e i complici. In realtà, tutti loro rappresenteranno i vincitori perché, considerando come la Seconda Guerra Mondiale finì, siamo stati tutti vincitori.»

(01/09/2009)