25 anni di "Losing My Religion" e quella volta che i Rem suonarono a Catania

Articolo pubblicato il 27 marzo 2016
Articolo pubblicato il 27 marzo 2016

Marzo 2016: ricorrono i 25 anni di Out Of Time, pietra miliare del rock che portò i Rem alla fama mondiale. E sull’onda del successo planetario la band di Michael Stipe sbarcò nel ’95 allo stadio Cibali di Catania, per un concerto che passò alla storia anche per la presenza di un gruppo spalla davvero niente male: i Radiohead.

La prima volta che ascoltai Losing My Religion fu in una sequenza del mio telefilm preferito del tempo, Beverly Hills 90210, in cui Brenda e Dylan si lasciavano. Non è un grande riferimento culturale, d’accordo, ma almeno l’interpretazione della canzone da parte degli sceneggiatori della serie tv fu corretta. La critica, infatti, scambiò il brano per “una canzone sulla fine dei grandi ideali”, mentre in realtà nel sud degli Stati Uniti l’espressione “losing my religion” è un modo di dire traducibile con “perdere la pazienza”, e la canzone dei Rem parla appunto della fine di una storia d’amore. Altro equivoco del tempo era legato al fatto che per molti Out Of Time (1991), il disco che contiene la canzone, fosse il primo dei Rem. La band si era invece costruita, fin dal 1984, una solida reputazione negli States, sostenuta dalle college radio che passavano i loro pezzi e da sfiancanti tour on the road.

Out Of Time era invece il loro settimo album. Fino a quel momento i Rem erano stati una band indipendente che rifuggiva dal mainstream, certamente talentuosa ma anche acerba. Bill Berry (batteria), Mike Mills (basso) e Peter Buck (chitarra) a ogni registrazione chiedevano al produttore di turno di abbassare il volume del loro strumento, mentre i testi di Michael Stipe erano scritti sul momento, pieni di nonsense e dunque ermetici. Il produttore di Lifes Rich Pageant (quarto album, 1986), Don Gehman, fu il primo a ripulire ed energizzare il sound del gruppo, sfidando apertamente Stipe e chiedendogli cosa volesse comunicare con i suoi versi. Seguì un periodo di crescita, la comparsa nella Top 20 di Billboard di The One I Love e Its The End Of the World As We Know It e il passaggio della band alla major Warner Bros, multinazionale che con i Rem mirava alla conquista dell’Europa, dopo il successo in America.

Nel 1991, dopo anni di costante crescita artistica e con critica e pubblico dalla loro parte, i Rem si concentrarono su canzoni nettamente più acustiche, e nacque dunque il loro disco più barocco. “Out Of Time esce dal classico formato chitarra – basso – batteria – voce per far spazio a qualunque cosa, dal clavicembalo agli archi di Half A World Away, all’organo funky e al rap di KRS – One”, scrive ai tempi la rivista Rolling Stones. I componenti della band si scambiano strumenti, Mike Mills è prima voce in Near Wild Heaven e Texarkana, mentre la cantante Kate Pierson dei B-52’s aiuta in Shiny Happy People e Me In Honey.

L'impatto di Losing My Religion

In un contesto in cui anche i testi di Michael Stipe si fecero più aperti e lineari (per la prima volte scrisse canzoni d’amore), Losing My Religion non risultò solo un grande singolo di lancio, ma l’anello di congiunzione del passaggio dall’underground al mainstram senza rinunciare alla qualità: gli archi, il mandolino e l’assenza di un vero ritornello abbellirono la canzone di artigianalità senza tempo, mentre Stipe fu al solito elusivo nel testo, senza chiarire se si trattasse di lui o di un personaggio a “essere nell’angolo e sotto i riflettori” o a “scegliere le proprie confessioni”.

Tutto questo varrà ai Rem, per la prima volta nella loro carriera, il primo posto negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra, Italia, Francia, Germania e Spagna, mentre Losing My Religion e Radio Song si ascoltavano perfino nelle discoteche di Tel Aviv e Bombay. Stipe rispose scioccato alle interviste, e quando gli chiesero un commento sugli altri artisti in top ten, ammise di non avere mai sentito né Whitney Houston ne Mariah Carey, mentre scherzò sugli Enigma dichiarando di trovare il loro video “piuttosto allegro”. A proposito di video, parte di questo clamoroso successo da 5 milioni di copie solo negli Usa fu anche merito del videoclip girato dall’indiano Michael Tarsem: per la prima volta la band si rese più visibile, il resto lo fecero i riferimenti all’arte sacra, russa e ai film indiani, un pastiche che non fu compreso in Irlanda, dove il video venne censurato. Agli MTV Video Music Awards del 1991 il video fece cappotto, vincendo nelle categorie "Video dell’Anno", "Miglior Video di Gruppo", "Migliore Regia", "Migliore Direzione Artistica", "Miglior Montaggio" e "Video Più significativo".

I Rem a Catania!

Solo 11 mesi dopo seguì l’album Automatic For The People e nel ’94 Monster, dischi straordinariamente maturi, pervasi dal plumbeo alone della morte, in anni che videro la tragica scomparsa di Kurt Cobain e River Phoenix, amici di Stipe e soci. Così, per il Monster Tour, nel ’95 i Rem sbarcarono a Catania per un concerto evento. Una prodezza organizzativa preparata con un mix di professionalità e spregiudicatezza dal promoter Francesco Virlinzi, che portò in una delle città più in difficoltà della Sicilia una tra le band più stimate del pianeta. I fans accorsero da Puglia, Calabria e le altre regioni vicine, ma per una volta anche gli organizzatori più bravi d’Italia, quelli di Milano, “scesero” a Catania per godersi lo spettacolo e studiare il miracolo di Virlinzi. Un concerto evento, anche perché a fare da gruppo spalla ai Rem c’erano addirittura i Radiohead di Thom Yorke, che deliziarono il pubblico con Creep.

I Rem suoneranno poi per il resto della decade e per quella successiva, sciogliendosi nel 2011. In un'intervista ai tempi di Out Of Time, Stipe dichiarò di temere più di ogni altra cosa “quelle band che vanno avanti per vent’anni non rendendosi conto di fare ormai schifo”. Una reunion della band resta dunque la cosa meno probabile al mondo, e Stipe sta per presentare nuovo materiale come solista in occasione di una puntata del "Tonight Show", ma i fan possono consolarsi con quindici dischi in studio e canzoni che dal folk passano al rock da arena, all’acustica, all’orchestrale, al sound postmoderno e all’elettronica, andando a creare uno dei corpus musicali più copiosi di sempre. Dal loro concerto a Catania i Rem tornarono diverse volte in Italia, anche per vacanza: non era infrequente vedere Stipe scorazzare in Vespa nei viottoli dell’Isola di Ponza. Un amore, quello per il ‘Bel Paese’, che influenzò fino all’ultimo la musica della band, come in Oh My Heart, uno dei loro ultimi brani incisi. Quanto a Losing My Religion, questa canzone è ormai una pietra miliare del rock e patrimonio musicale dell’umanità. A pensarci, se gli alieni dovessero scendere sulla terra per ascoltare le dieci canzoni più importanti della storia del rock, accanto a Imagine, Like a Rolling Stone, Stairway To Heaven, Bohemian Rhapsody, Light My Fire, Wish You Were Here e altre indimenticabili canzoni, quasi sicuramente selezionerebbero anche Losing My Religion.