007: Missione Indipendenza

Articolo pubblicato il 15 agosto 2014
Articolo pubblicato il 15 agosto 2014

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Con i sondaggi a sfavore, i secessionisti scozzesi dovranno impegnarsi se vorranno convincere, in questi ultimi due mesi di campagna prima del referendum sull'indipendenza del 18 settembre, quel 20% di indecisi che sono scettici all'idea di ricostruire il Vallo di Adriano nella Gran Bretagna del XXI secolo

"L'occasione è troppo succulenta per farsela scappare", ha commentato recentemente il celebre attore Sean Connery in un articolo del settimanale New Statesman. L'ex agente britannico più famoso del cinema ha incoraggiato i cittadini a votare a favore dell'indipendenza di "uno dei paesi più conosciuti al mondo" per promuovere "un rinnovato interesse per la nostra cultura e la nostra politica". E ha aggiunto: "Non c'è niente di più creativo che creare una nazione". Tuttavia, malgrado il "push" del sir, i sondaggi non danno per vincenti i sostenitori del "Yes Scotland" già da agosto dell'anno scorso, quando un'inchiesta voluta dal partito al governo, il Partito Nazionale Scozzese (PNE) - ideatore del referendum, insieme al Governo di Londra - i cui risultati davano la vittoria ai secessionisti per 1 solo punto. Oggi, i sondaggi d'opinione indicano un vantaggio di dieci punti per il "no", sostenuto dalla campagna "Better Together", mentre il numero degli indecisi è compreso tra il 21 e il 27 %. Tale margine fa sì che i separatisti non si diano per vinti e gli unionisti non abbassino la guardia.

Questa è la terza volta negli ultimi 35 anni che i cittadini scozzesi vengono chiamati a pronunciarsi in merito alle loro relazioni con il Regno Unito. Nel 1979, un risicatissimo "sí" non ha raggiunto il quorum necessario per la riapertura del Parlamento scozzese, chiuso dai tempi dell'unione tra Scozia e Inghilterra nel 1707. Il "ritorno" di tale istituzione avvenne in seguito a un secondo referendum, promosso dal governo laburista di Tony Blair, nel 1997.

Chi sono gli indecisi?

La decisione che devono prendere oggi i cittadini è molto più difficile. L'indipendenza, oltre a creare una nuova frontiera, obbligherebbe il neonato paese a negoziare con Westminster in merito a diversi temi: la proprietà dei giacimenti petroliferi nel mare del Nord, il mantenimento della sterlina e il futuro dell'arsenale nucleare britannico, ubicato interamente in acque scozzesi. È grazie ad esso se il Regno Unito riesce a mantenere una posizione privilegiata nell'ambito della diplomazia internazionale in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La disputa è accesissima, in particolar modo sui social network. Nel loro ultimo spot elettorale, i sostenitori del "yes" alimentano la speranza di creare una Scozia indipendente in grado di promuovere il progresso delle nuove generazioni. Dal canto loro, gli unionisti si appellano al sentimento di fratellanza tra britannici: "siamo la squadra GB", recita uno dei messaggi.

La prima Costituzione scritta

In ogni caso, le autorità scozzesi procedono con la loro tabella di marcia. Per ora, hanno già presentato il loro progetto di costituzione scritta, un documento inedito per la Scozia, con il quale vogliono incoraggiare la partecipazione al processo d'indipendenza. Il testo, soggetto a modifiche da parte dei cittadini, dichiara sovrano il popolo scozzese (seppur mantenendo Elisabetta II a capo del Governo), riconosce la supremazia della legislazione europea e si impegna a tutelare l'ambiente (il Partito Verde Scozzese è l'unico alleato del PNE che ha rappresentanza in Parlamento).  

Tuttavia, per il momento, si tratta solo di fantapolitica. Infatti, solo un atlante riconosce l'indipendenza della Scozia: la mappa dei domini Internet. Il 16 luglio scorso è stato annunciato l'imminente lancio del dominio .scot. A settembre, gli scozzesi verificheranno se, anche in questo caso, il mondo digitale ha precorso i tempi o se, al contrario, la rete ha solo dato adito a delle fantasticherie romantiche.