La Transnistria? No, non ne ho mai sentito parlare“. È questa la classica risposta in Europa, soprattutto in quella occidentale. Questa piccola repubblica che si è autoproclamata ed è sostenuta economicamente dalla Russia non è riconosciuta da nessun altro Paese al mondo. Eppure ogni cinque anni i Transnistriani si recano alle urne. Il 2011 non ha fatto eccezione e in dicembre la popolazione ha votato per le presidenziali del Paese, la Repubblica Moldava di Pridnestrovie (secondo la denominazione russa). Igor Smirnov, il fondatore del Paese, è stato sconfitto da Evgueny Chevtchouk, un avvocato quarantatreenne e capo del partito d’opposizione.

Per il resto del mondo, la Transnistria fa parte della Moldavia. Ma i Transnistriani non sono d’accordo. Da quando Smirnov ha proclamato l’indipendenza della regione nel 1991, all’epoca della disgregazione dell’URSS, la Transnistria possiede tutte le caratteristiche di una vera nazione: un capo di Stato, un Parlamento, una propria moneta (il rublo transnistriano), una bandiera con fucile e martello e un inno nazionale.

Il nostro problema più grande è la corruzione”

Come vivono i giovani in questa regione ai confini dell’Europa? Hanno fiducia nel loro futuro? Eugen Abramoy, 19 anni, studente di giornalismo, ci confida nel centro di Bender (seconda città della Transnistria) di aver votato per Chevtchouk nella speranza di un cambiamento: “Il nostro problema più grande è la corruzione, oltre che la mancanza della libertà di stampa”. Eugen parla russo e ha provato la censura sulla sua pelle durante uno stage presso una televisione locale. Gli è stato fatto capire che “è meglio non criticare troppo il presidente”. Per Eugen, questa prima esperienza lavorativa è stata determinante. Non sorprende che si sia iscritto all’Università di San Pietroburgo: la laurea russa gli permetterà di trovare più facilmente lavoro come giornalista in Ucraina, Georgia o Russia, anche se non è detto che il clima di libertà sarà migliore in quei Paesi.

I giovani di Bender, seconda città della Trasnistria.I giovani di Bender, seconda città della Trasnistria.

Un duplice linguaggio

Katia Marakunia, liceale di 16 anni, è una dei pochi giovani a sostenere il partito di Smirnov, che “mantiene la stabilità nel Paese”. Il suo punto di vista è fortemente influenzato dalla famiglia, che ha dei legami personali con le autorità, e non lo nasconde: “Amo Bender, la mia città natale. Anche se la lasciassi, un giorno ci ritornerò”. La sua conoscenza del mondo non va oltre Bender e Tiraspol, le due città più grandi della Transnistria, tuttavia è intenzionata a iscriversi a medicina a Odessa, in Ucraina. Questo duplice linguaggio, “amo il mio Paese ma preferisco studiare all’estero”, sembra essere diffuso tra i giovani. Secondo Marina Alexandrovna, giornalista della versione transnistriana del quotidiano russo Komsomól’skaja Pravda, il 70% dei giovani proseguono gli studi superiori, ma di questi il 40% si iscrive all’estero.

 Yevgeny Shevchuk, del partito "Rinnovamento" a Tiraspol, l'11 dicembre 2011Yevgeny Shevchuk, del partito “Rinnovamento” a Tiraspol, l‘11 dicembre 2011Quelli che restano in Transnistria affermano tuttavia di essere contenti di vivere nel loro paese, come Artem Knysh, che abbiamo incontrato a Tiraspol. Artem è studente di sociologia e si dice fiero della sua rodina (patria) e afferma di preferire la Transnistria ai paesi vicini che ha visitato, Moldavia, Georgia e Ucraina. Ha votato per Chevtchouk perché crede che la Transnistria abbia bisogno di un “rinnovamento economico”. Fino al 1990 la regione era molto industrializzata e costituiva il 40% del PIL della Moldavia. Oggi di questo passato non resta molto, tranne qualche industria che opera nei settori dell’acciaio, elettrico, tessile e nei distillati di cognac e vino. La società Sheriff, guidata peraltro dal figlio di Smirnov, detiene il monopolio nell’economia: supermercati, stazioni di servizio, la squadra di calcio e la telefonia mobile portano tutti il marchio Sheriff. I numerosi giovani che non possono permettersi di continuare gli studi sono spesso condannati alla disoccupazione o a lavori mal retribuiti proprio presso la Sheriff.

E i trentenni dove sono?

Altra fascia d’età, stessa lotta. Camminando per le strade della Transnistria, quello che colpisce è il gran numero di neonati sui passeggini spinti dai nonni. E i loro genitori dove sono? Alexandre Cliuicov, che lavora per Imedia, un’agenzia di stampa moldava specializzata nell’analisi dei dati, ci spiega che molti trentenni lavorano all’estero, ma non ci sono numeri ufficiali. Quindi molti di questi trentenni affidano i bambini ai nonni, niente di sorprendente in un paese dove lo stipendio medio non supera i 115 euro al mese, secondo le stime di Cliuicov.

Che cosa si può fare in questo inferno? Evgueny Chevtchouk, il candidato dato per favorito alle presidenziali, ha affermato che il “20% circa dei giovani tra i 18 e i 25 anni è disoccupato”. Numeri che sembrano ottimistici, dato che “attualmente, si è considerati disoccupati solo dopo due anni di inattività”. Un espediente per abbellire delle statistiche altrimenti poco rosee? “No - risponde - Si tratta piuttosto di un modo per ridurre le spese dello Stato”, che deve quindi sborsare meno per i sussidi. Un’ingiustizia alla quale Chevtchouk vuole mettere fine.

L’inno ufficiale della Trasnistria, con immagini del Paese.

Foto di copertina: (cc) Guttorm Flatabø/flickr ; Testo : © Judith Sinnige; video: tranbylamber/youtube