Tommaso fa degli incubi. La prima notte in mare è stata terribile: stava navigando con una pressa di legno per stampare dracme su un mare di debiti e onde impetuose il cui suono era un «AAA». Incomprensibile. Quando si è risvegliato era in mezzo all’Adriatico, finalmente solo, finalmente lontano.

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Cara Grecia. Mi ami ancora?Cara Grecia. Mi ami ancora?Tommaso ne aveva fin sopra i capelli: la Grecia stava sbagliando, lui lo sapeva, e quindi è partito. Tutto a un tratto, come una corrente calda, una forza lo attira, la vede, la sente. La barca è aspirata dalla corrente. Un nuovo soffio spinge la sua imbarcazione, così velocemente e con una tale forza che Thomas non fa in tempo a misurare la distanza percorsa. Come una calamita, la forza magnetica lo ha condotto là, alle porte della democrazia.

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Incredibile: una moltitudine di persone cammina in fila, instancabilmente seguita da un’altra folla: giovani, anziani, alti, magri, grassi e bassi, uomini e donne. L’isola su cui si è arenato è un sogno attuabile. È un popolo intero che manifesta in nome della speranza. Il loro grido fa cadere i frutti troppo maturi da un albero che, man mano che la folla avanza e i frutti cadono, diventa sempre più maestoso. Cresce e inverdisce. Sul tronco c’è scritto “Tahrir“. Sulla cima si staglia una colomba che… farà primavera.

Ormai Tommaso sa cosa sia la speranza: è l’Essere indivisibile. Quasi tutti gli abitanti di Tahrir riconoscono l’esistenza di un Essere supremo. Basata sul desiderio di vivere secondo natura, Tahrir è pacifica e civile e condanna l’occultamento, l’inganno, la corruzione, l’arricchimento a fini personali e la lussuria. Ovvero i frutti marci che cadono dall’albero maestoso e che danneggiano la terra natale di Tommaso da troppo tempo.

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In tutta la sua magnificenza, l’isola Tahrir è l’opposto luminoso della Grecia: la sua economia si basa sull’assenza di scambi commerciali, sul divieto di speculazione, e quindi non conosce il significato di “privazione”. Questa società ideale vive senza moneta. Nel Paese di Tommaso, invece,  rincorrono qualcosa che si svaluta, si attaccano a qualcosa che non esiste più e così provano a predire il futuro. Lo fanno tutti i giorni, attraverso delle cifre e sotto l’imposizione di coloro che, pur avendo la stessa moneta, sembrano non capirne nulla. Sono gli stessi che si rinchiudono in una cerchia esclusiva, in un circolo vizioso di belle promesse di libertà. Fino a quando delle norme sempre più severe spezzano i codici sociali, inaspriscono le disuguaglianze e allontanano le persone le une dalle altre attraverso sei lettere spietate: D - E - B - I - T -O. Tommaso, testimone di questa situazione difficile, riflette: «È sbagliato pensare che la povertà del popolo sia una garanzia di pace: dove nasce la maggior parte dei litigi se non tra i mendicanti?». Niente di tutto ciò avviene a Tahrir. Tahrir è la speranza, è la concretizzazione di ciò che era solo auspicabile. Al momento di rimettersi in viaggio, prima di raggiungere la sua barca, Tommaso è pieno di speranza, combattuto tra il sogno e la realtà. Poco importa, se ne ricorderà.

Tommaso in Piazza TahrirTommaso in Piazza Tahrir

«Sono indignato. Credo sinceramente di poter cambiare le cose e di poter dare una mano. Sono certo che, tutti insieme, possiamo farcela. Unisciti a noi, è un tuo diritto»

Tommaso fa ancora degli incubi. Durante la seconda notte di traversata è ancora in quello stato; uno stato che non riesce a descrivere. Ha visto delle cose belle, è diventato speranzoso. Ma quanto  è applicabile tutto ciò anche al suo “vecchio” continente? Forse no, ma bisognava verificarlio. E così, al sorgere del sole, una strana musica risuona a prua della sua imbarcazione. Era come se 60.000 paia di mani stessero battendo all’unisono su tutto il male di cui il suo Paese era  vittima. Non lontano dall’isola Tahrir, le sementi di un altro albero della democrazia venivano piantate.

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Les 400 familles se réunissent tous les jours sur cette place, devenue le symbole de leur combat.Les 400 familles se réunissent tous les jours sur cette place, devenue le symbole de leur combat. | Parfois, c’est 60 000 paires de mains qui se brandissent.“Puerta del Sol”. Ecco il nome della seconda città in cui si imbatte, ben lontana dall’essere la città ideale. Per molti aspetti assomiglia alla Grecia, ma pare che degli irriducibili lavorino per rendere pan per focaccia a questa società. In verità avevano avuto la democrazia, avevano avuto la loro Tahrir, ma oggi è stata loro rubata. Il debito li ha colpiti e quello che vogliono è riprendersi una: democrazia reale: hic et nunc. Tommaso sa che queste persone sono nella sua stessa condizione. Tommaso chiede alle persone intorno a lui. Ora sa qual è il nome dello stato d’animo in cui si trova: è l’indignazione. Per sei mesi si unisce a 400 famiglie riunite in una sorta di campeggio auto-gestito nel mezzo di un grande prato fiorito. All’interno, grandi gallerie facilitano gli incontri e il passaggio. Da entrambi i lati si susseguono spazi per la creatività, i dibattiti e la scrittura. È da questi laboratori che è nato il manifesto degli Indignados.

L’uguaglianza, i diritti inalienabili, la democrazia che proviene dal popolo sono tutti punti che delineano una «rivoluzione etica» che Tommaso ha intrapreso. Per sei mesi ha navigato alle ricerche delle speranze in un continente così disperato. Il vento della rivoluzione lo porta anche a casa sua e là, dopo un valzer liberatorio di 9 mesi, la speranza muore. Di colpo.

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"The Protester", persona dell'anno per il TimeThe Protester”, persona dell’anno per il TimeTommaso chiude gli occhi: non vuole rivedere la Grecia. Con gli occhi chiusi, vuole custodire intatto il ricordo di Tahrir e di Puerta del Sol, falansteri luminosi che l’avevano riempito di speranza per quasi un anno. Per sperare. Ancora. Ma quando li riapre, i suoi occhi lo ingannano. È incredulo. Davanti a lui si erige un albero maestoso. Questa volta il tronco riporta, in lettere dorate, la scritta “Syntagma“. Ai piedi, sulle radici, c’è un ritratto, quello del personaggio dell’anno. Tommaso si strofina gli occhi: è lui. Sotto il suo volto legge: “The Protesters”. E più sotto: «La rivoluzione? Più che sperarla la auspico».

Questo articolo è stato ispirato da LUtopia di Tommaso Moro e dal concetto di falansterio di Charles Fourier