Si sentono alcune finte sirene della polizia, le persone ridono e i ciclisti sono ovunque. Le centinaia di Ateniesi, in sella alle loro biciclette, non fanno caso ai bus, ai taxi, alle macchine, alle moto, agli scooter e nemmeno ai pedoni attorno a loro. È venerdì, e in città è il giorno del Freeday. Alcuni automobilisti, e specialmente gli ateniesi più in là con gli anni, sbraitano, suonano il clacson o provano a farsi largo tra la massa, ma non riescono a spezzare la catena di ciclisti che tagliano la strada con fischi acuti e lanciano sguardi severi, indicando che stasera sono loro ad avere la precedenza. Per la capitale greca il Freeday è più di un evento ecologista, ed è qualcosa di più di una provocazione.

Il ritrovo nel centro di AteneIl ritrovo nel centro di Atene

In sella con Thanos

Da straniero, non mi sento completamente a mio agio in questo caos e ho l’impressione che ci stiamo comportando in modo un po’ irrispettoso nei confronti delle automobili. «Una delle cose fantastiche del Freeday è quella di far vedere che possiamo ancora divertirci, anche se in Grecia non ci sono molte cose che stanno andando per il verso giusto», afferma Thanos Andypas, uno studente di 26 anni appassionato di bicicletta che viene dal Pireo, la città portuale dell’area metropolitana di Atene. Thanos è qui con quattro amici che hanno la sua stessa passione; è a suo agio in sella alla sua mountain bike e si diverte mentre avanziamo verso la nostra meta, a 390 metri sopra il livello del mare, sul versante di una montagna a nord di Atene.

Freeday Athens | Video del 2011

Una volta lontani dal centro e giunti nei sobborghi, più tranquilli e a una certa distanza dal traffico aggressivo di Atene, osservare i diversi ciclisti diventa più semplice. Ci sono molti gruppi di amici (i ragazzi sulla ventina e sulla trentina sono in leggera maggioranza), ma anche le coppie sono numerose e ci sono rappresentati di ogni fascia d’età, dai bambini agli over 70. Al giro partecipano anche 19 Olandesi sui vent’anni, con le loro polo blu, gialle e bianche. Prima di venire ad Atene per una settimana come turisti, avevano sentito parlare del Freeday da una zia che vive nella capitale greca. «Sono già stato qui un paio di volte da solo e sono ancora in contatto con alcune delle persone che ho incontrato. Ci siamo rivisti ad altri eventi ciclistici o anche solo per fare un giro», spiega Thanos.

Siamo in Grecia…”

Ci sono progetti che prevedono di espandere la rete ciclabile di Atene (250 chilometri da destinare alle piste ciclabili), ma Thanos non sa se verranno realizzati. «Siamo in Grecia…», afferma con una breve risata, fermandosi per vedere se ho capito. Per quanto lento sia il cambiamento, Thanos è orgoglioso di appartenere alla cultura e alla storia greche. «Si dice che la Grecia sia l’ultimo posto dove ci viene ancora insegnato ad amare la nostra famiglia, il nostro Paese e la nostra religione, forse perché sono le poche cose che ci sono rimaste», osserva Thanos, un po’ dimesso.

Secondo Yannis Parasuivopoulos, del partito Verdi Ecologisti, il Freeday è quel tipo di movimento sociale che ha le potenzialità per costruire la tanto desiderata solidarietà sociale, che tradizionalmente risiede nella famiglia e nella professione. Nonostante gli organizzatori non vogliano dare uno scopo politico a questo evento, alcuni ciclisti usano questa iniziativa per manifestare la loro indipendenza dalle strutture sociali stabilite, come le automobili, e mostrano come, uniti in gruppo, si possa si possa contrastarle. Parasuivopoulos sostiene che nella battaglia per trovare delle soluzioni alla crisi finanziaria, con il prezzo del gas in aumento, i greci stanno diventando più preparati ad intraprendere un’inversione a U, e il preferire la bicicletta alla macchina è considerato parte della soluzione.

Foto: (cc) Freeday/Pagina FacebookFoto: (cc) Freeday/Pagina Facebook

Il Freeday rappresenta anche una pausa dalla cultura di socialità greca. «Di questi tempi, io e miei amici non ci possiamo permettere di andare al bar tutte le sere, così alcune volte compriamo la birra a un chiosco, ci sediamo in piazza e incontriamo nuova gente. Al Freeday, anche se può diventare un po’ troppo pazzo per i miei gusti, non devo spendere per comprare da bere, mi tengo in esercizio e incontro nuove persone che condividono la mia passione per la bici», conclude Thanos.

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Green Europe on the ground.

Foto: © Bénédicte Salzes