Con il termometro che segna più di 35 gradi, serve una gran quantità di tè zuccherato per reggere il colpo della realtà politica che determina la quotidianità sahrawi e i retroscena diplomatici che condizionano un’attesa assurda, passata a organizzare un festival del cinema e corsi di relazioni internazionali.
Campi profughi Sahrawi: la tragedia diplomatica dura da troppo tempo
Pan Negro, vincitore di numerosi premi ai Goyas 2011 ©Emmanuel Haddad
FOCUS
Traduzione: Pamela Cominetti
07/06/11
Tags : algeria, festival del cinema, cinema, il meglio di cafebabel.com, diplomazia,
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A Dakhla, si tiene il conto solo di ciò che è essenziale: la quantità di bombole di gas e sacchi di farina inviati dalle ONG straniere o dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), e il numero di anni trascorsi in esilio da quando il Marocco si è impossessato di quello che si chiamava ancora Sahara Spagnolo e che per i Sahrawi è diventato “territorio occupato”. Sono passati 35 anni.
La Francia, il miglior nemico dei diritti umani nel Sahara Occidentale
Laggiù si tiene il conto dei giorni di sciopero della fame portato avanti dai prigionieri politici, condannati per aver creato un pacifico campo di 6.000 khaima (tende) vicino a El Ayoune. Per il resto, si condividono, senza contarli, gli aspetti negativi e i momenti di felicità. I funzionari non fanno affidamento sul loro stipendio, 30 euro al mese; i giovani sposi non tengono più il conto delle spese per il matrimonio (4.000 euro per Salek Alamin Baha, fondatore delle Brigate volontarie Nayem el Gahri, che propongono ai giovani delle attività extra scolastiche). Non si contano nemmeno gli anni trascorsi fuori dal Paese, a Cuba, in Algeria o in Libia, il solo modo per proseguire gli studi.
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Dal canto loro i circa 300 partecipanti al festival cinematografico Fisahara non contano i gesti di ospitalità di cui hanno dato prova le famiglie che li hanno accolti nelle loro khaima più o meno arredate, e non contano nemmeno le prese di coscienza che costellano la loro settimana nel campo profughi di Dakhla. Queste:
Ah, davvero la Francia usa il suo potere di veto per impedire alla missione delle Nazioni Unite (MINURSO) di vigilare sul rispetto dei diritti umani? Ah, davvero il diritto internazionale afferma da 35 anni che i Sahrawi hanno diritto a un referendum per l’autodeterminazione? Ah, davvero qui si deve ancora far la doccia usando i secchi? Ah, davvero il 52% dei bambini con meno di 5 anni e il 67% delle donne incinte del campo profughi soffrono di anemia?
Una questione di stabilità per il Maghreb
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Nella piazza principale i Sahrawi di altri 4 campi (che hanno preso il nome dalle città del Sahara Occidentale: El Ayoune, Smara, Awserd…) arrivano su Mercedes acquistate in Mauritania o su fuoristrada per prendere parte alla festa. Luis Tosar, l’attore di También la lluvia premiato ai Goya, fa il segno di vittoria circondato dai militanti dei “territori occupati”, presenti nonostante il rischio di persecuzioni al loro ritorno.
«La politica è spesso terribilmente noiosa, ecco perché è un bene che ci siano iniziative come il festival del cinema Fisahara che trattano in modo allegro e creativo temi politici così importanti». Francesco Bastagli, ex inviato speciale delle Nazioni Unite tra il 2005 e il 2006 e invitato al festival, ha avuto fiuto. E ne ha anche quando afferma di percepire «una mancanza di informazione o una cattiva informazione sul Sahara Occidentale».
Depuis les dunes du Sahara, Carlos Bardem, Luis Tosar, Celia Blanco et Alberto Amman | la présence des célébrités du cinéma espagnol conforte le soutien de la société civile aux Sahraouis
I discorsi impegnati pronunciati nell’ambiente ovattato del festival di Cannes sono lontani. La sera, dopo También la lluvia, Pa negre o Entre lobos, tre film spagnoli contemporanei, proiettati in compagnia degli attori Luis Tosar, Carlos Bardem e Nora Navas, spazio ai cortometraggi sudafricani che trasmettono un messaggio di tolleranza e inquietudine. Dopo di che, si va a dormire sotto le stelle.
Per dormire serenamente, il pensiero va all’unico bagliore di speranza, contenuto nel discorso di Francesco Bastagli: «In Europa il disagio riguardo a questo problema è in aumento e potrebbe spezzare il monopolio esercitato dai sostenitori del Marocco (Francia, Stati Uniti ecc.). La Germania, l’Irlanda, i Paesi scandinavi, l’Austria cominciano a indignarsi. Non è solo una questione di diritti umani, ma anche di prevenzione di un conflitto. Non possiamo più restare fermi, rifiutando di vedere un problema che non può risolversi da solo. È una questione di stabilità per il Maghreb»
La vittoria del fotografo Andrew McConnel nella sezioni ritratti del World Press Photo Context, con il progetto The last colony, prova l’incremento dell’interesse dei media per la questione del Sahara Occidentale.
Foto: ©Emmanuel Haddad
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