Il Kosovo è uno dei Paesi più spensierati del mondo: il 70% della sua popolazione ha meno di trent’anni. La musica, l’arte e i bar sono stati il leitmotiv dei miei quattro giorni nella capitale, Pristina, tre anni dopo la dichiarazione d’indipendenza dalla Serbia.
Dopo tre anni, Pristina balla, crea, disegna, ma non si confronta
Un frequentatore di Dit' e nat', il primo caffé-libreria fuori Pristina (Photo : ©cortesia di dit' e nat' sur Facebook)
REPORT
Traduzione: Pamela Cominetti
24/03/11
Tags : Orient Express, musica, Arte, Kosovo, libri,
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Nel giorno dei festeggiamenti per il terzo anniversario dell’indipendenza, le principali strade pedonali nel centro della città brulicano di persone a passeggio. Sembra l’immagine di un romanzo dell’Ottocento, con personaggi che passeggiano per osservare gli altri ed farsi osservare. Sul palco in fondo alla strada si tengono degli spettacoli, come il corpo di ballo folkloristico formato da bambini che nel primo pomeriggio si esibirà in danze kosovare con i costumi tradizionali. I percussionisti passeggiano lungo la strada, incoraggiando i passanti a ballare.
La scena artistica in Kosovo: ci vuole più dialogo!
I “Pristali” (i cittadini di Pristina) più attenti alla cultura si riuniscono in bar come Dit’ e Nat’, il primo gruppo di lettura del Kosovo, nascosto dietro la statua di Scanderbeg in una piccola strada laterale fuori dall’area pedonale centrale. Così come la Fondazione Kriterion a Sarajevo, si tratta di un’organizzazione che partecipa al “4 Tuned Cities”, festival internazionale di arti visive e cinema indipendente. La musica a basso volume in sottofondo permette alle persone di parlare sottovoce in diverse lingue. Le pareti della stanza sono colme di libri soprattutto di arte, filosofia e teoria sociale in albanese e inglese. Se si è soli, può darsi che arriverà il gatto del bar a tenere compagnia. Mi raggiungono due giovani artisti, tra cui Majlinda Hoxha, che ha passato 11 anni all’estero e che afferma: «Al momento sono molto ottimista sul futuro della nostra scena artistica. Ormai è nata».
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In un paese appena nato e che ha subito un trauma così profondo nel recente passato, la produzione artistica rimane ancora legata alla tradizione. Ma considerando la situazione politica, sociale ed etnica del Kosovo, non mi aspettavo una tale assenza di attività culturali e artistiche impegnate, anche se a Pristina si tengono alcuni spettacoli e installazioni interessanti. La fotografa concettuale Majlinda Hoxha spiega: «I ragazzi e i giovani artisti non vogliono che il loro lavoro sia bollato come “politico”». In Kosovo la politica è vista come qualcosa di negativo, che rappresenta il conflitto e la guerra. Una parte della pubblicazione del 2008 “Leap into the City” (Un salto nella città) della German Federal Cultural Foundation è dedicata allo stato attuale della cultura a Pristina. Nella pubblicazione, Shkelzen Maliqi afferma: «L’arte contemporanea vista attraverso il suo contenuto sembra fortemente critica e si riflette sull’attualità. In questo senso l’arte contemporanea è molto politica». Se il filosofo e critico d’arte kosovaro ha ragione, perché allora nessuno vuole accettare o ammettere una tale intenzione?
Kosovo 2.0
Majlinda Hoxha lo definisce un problema di disconnessione: «È il risultato della mancanza di quella critica e di quell’analisi teorica che incoraggerebbero la comunicazione reciproca, darebbero vita a una base e porterebbero alla realizzazione di collegamenti». L’artista contemporanea Anita Baraku crea installazioni e action art (“arte d’azione”) e ha osservato numerose artiste. Afferma: «La scena artistica contemporanea si sta rinforzando, ma questo argomento non è mai trattato in nessun dibattito. Qui il panorama critico è debole e inconsistente, ed è per questo motivo che è molto difficile che le cose vengano analizzate, ordinate secondo uno schema e inserite in un quadro più ampio. In quasi cinque anni non c’è mai stato un dibattito pubblico». Il problema della disconnessione dei protagonisti della scena artistica contemporanea è causato dalla mancanza di mezzi economici che fornirebbero loro una certa sostenibilità. Invece di creare una rete sociale, entrano in competizione tra loro. Tuttavia si vede una luce in fondo al tunnel, dato che la scena artistica è estremamente vivace e ha molto da offrire.
Nel centro città, il bar Tingle Tangle è gestito dai coordinatori del Manipulative Space Tetris. Questo bar alternativo propone musica post-rock, alcuni disegni naif sulle pareti e decorazione in stile rustico-femminile illuminano parzialmente il locale e creano un’atmosfera calorosa e intima. Questi nuovi spazi, che trasudano un’energia fresca e positiva, potrebbero potenzialmente incoraggiare il dialogo tra il pubblico. Gli spazi fisici hanno una parte di potenziale, ma in quelli virtuali si trova l’altra parte. Al bar, Eliska Slavikova conferma: «I giovani kosovari sono estremamente attivi e nei social network sono ancora più aperti». Kosovo 2.0 è l’esempio di un numero, ancora limitato, di attivisti, giovani artisti e pensatori progressisti che hanno molto da dire attraverso la rete.
Al teatro nazionale del Kosovo, durante un concerto organizzato dall’Heartefact Fund (HF) e curato dagli attivisti della Youth Initiative for Human Rights (il movimento giovanile per i diritti umani), il musicista bosniaco Damir Imamović si esibisce in canzoni tradizionali della regione. Il termine sevdalinka designa un tipo di musica dalle tonalità melanconiche e dal ritmo misurato, che di solito esprime una profonda tristezza. Imamović parla in parte in inglese e in parte nella lingua serbo-croata-bosniaca-montenegrina che è compresa dalla maggioranza degli spettatori. Non è un dettaglio senza importanza: per strada, e soprattutto fuori dalla capitale, non è consigliato parlare questa lingua a causa della grave tensione etnica. È un sollievo potersi liberare per un momento da questa costante precauzione inconscia che nel teatro scompare, dando vita a un’atmosfera euforica. «Sono anni che questo teatro non è più così pieno» dice la signora seduta di fianco a me, raggiante.
Damir Imamović | Artista bosniaco in Kosovo
Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e nell’est d’Europa. Più informazioni su Orient Express Reporter.
Images: home-page, bar © cortesia di dit’ e nat’; T-shirt cortesia di Kosovo 2.0
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