Mentre nel mondo arabo le rivolte popolari abbattono dittature, in Spagna passano 30 anni dal 23-F: un tentativo golpista esteticamente perfetto, con tanto di militari grezzi e baffuti che sparano all’aria. E’ come se l’attualità e la storia si contorcessero fino a sfiorarsi per invitare a riflettere, su quale sia la differenza tra una rivoluzione e un golpe di stato. Son concetti opposti o è solo questione di gradi? E come nascono?
23 Febbraio + Rivoluzioni arabe: una favola per parlare di politica
Foto: (cc) Amio Cajander/flickr
OPINIONE
Traduzione: Giuseppe Flore
23/02/11
Tags : Violenza, Spagna, religione, democratizzazione, rivoluzione.
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Una volta, un professore di comunicazione politica ci raccontò una favola (qualcosa di rischioso: le favole possono disturbare chi ascolta poiché vengono raccontate come ai bambini, o essere impietosamente banali) per spiegarci il concetto di Stato e i suoi possibili cambiamenti di potere.
Più o meno era così:
“C’era una volta una popolazione la cui economia si basava sull’agricoltura: 80 contadini lavoravano la terra per conto della famiglia proprietaria, ricca e abbiente. Il padrone del podere però non riusciva a dormire sonni tranquilli; non poteva non immaginarsi quegli 80 schiavi entrare nella notte in casa sua per sgozzare la sua famiglia e conquistare le sue ricchezze. Perciò un giorno gli venne in mente di scegliere tra tutti i contadini gli 8 più forti, e diede a loro armi e una doppia razione di cibo per tenerli sani e contenti. In cambio questi avrebbero dovuto vigilare sui 72 lavoratori.
“Tutti per terra”, ordinò un tenente colonnello iracondo. Poco dopo veniva giudicato e incarcerato insieme agli altri trenta copsiratori. | Dopo il messaggio del Re e l’opposizione di tutte le forze politiche, in poche ore si ristabilì la normalità.
Il padrone però non smetteva di stare preoccupato. E se gli otto soldati si unissero contro di lui?”. Il professore fa una pausa di silenzio e con lo sguardo scruta le facce del pubblico. “Tra una riflessione e l’altra, un giorno il capo convoca tutti su una collina ad aspettare l’alba. Tutte le famiglie della popolazione stanno lì, in attesa del nuovo giorno. Tra loro e il sole che sta nascendo c’è un enorme pietra che ha sembianze di una faccia umana. La pietra è cava, e al suo interno son state collocate in segreto delle piastre di bronzo. I primi raggi di sole si riflettono sul bronzo e la pietra comincia a riverberare, e a riverberare sempre più fino ad emettere una eco sinistra. Gli abitanti si spaventano: non hanno mai visto niente di simile. In mezzo al panico appare il capo della popolazione, vestito di gioielli e piume d’uccello.
Danza intorno alla faccia di pietra e inizia a dire cose strane, a raccontare storie intrecciate con miti popolari. Da ora in poi, interpreterà per tutti il sacro messaggio del totem parlante”. Noi alunni rimanemmo in silenzio. Vi ha colpito il racconto? O siete infastiditi per la sua banalità? Il professore sembrava soddisfatto della sua piccola favola che riassumeva i grandi cambiamenti. I ribelli arabi sono come gli 80 contadini? Fino a che punto servirà la religione per consolidare le gerarchie? Questo è il dilemma.
Foto: (cc) Amio Cajander/flickr; video: Youtube.com
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