I sedicenni russi dovranno leggere da ora “Arcipelago Gulag“, un classico della denuncia dell’orrore stalinista e capolavoro del premio Nobel della letteratura Aleksandr Solzhenitsyn. La stampa internazionale non riesce a vederne la coerenza, dato che appena un anno fa il Cremlino sembrava essere intento a edulcorare l’immagine di Stalin nei libri di testo.
“Arcipelago Gulag”: in Russia da proibito diventa obbligatorio
(Foto: (cc)agitprop/flickr)
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Traduzione: ElenaBellina
09/11/10
Tags : Federazione Russa, Vladimir Putin,
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Il Primo ministro russo Vladimir Putin | Dopo aver sempre cercato di edulcorare la figura di Stalin, ora ha reso obbligatoria la lettura del “nemico” Solzhenitsyn “Arcipelago Gulag” è una precisa descrizione dell’immenso carcere che fu l’Unione Sovietica sotto il governo di Stalin (e Lenin), costruita con uno stile capace di iniettare l’ironia in quello che non è esagerato definire un inferno: arresti aleatori, celle affollate, lavori forzati a trenta gradi sotto zero… diede alla luce i tre volumi dopo aver passato otto anni in un campo di lavoro, intervistato altri 227 sopravvissuti e scritto per un decennio nella clandestinità con l’aiuto di vari invisibili collaboratori che nascondevano, completavano e riscrivevano in bella copia il manoscritto, introdotto in Francia su microfilm nel 1973 grazie a un membro dell’UNESCO.
Parlare della “condizione umana” rischia spesso di essere pretenzioso, ma “Arcipelago Gulag” è davvero un’analisi crudissima della cattiveria, del totalitarismo e della disperazione, e una denuncia della vergognosa cecità europea di fronte alla repressione sovietica. Per molti, il miglior libro del ventesimo secolo.
Ciononostante, i giovani russi non dovranno sorbirsi tutte le 2300 pagine di orrori, ma un’edizione per adolescenti addolcita e ridotta ad un quarto. Ne sono già disponibili 10.000 copie.
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Ad annunciarlo in televisione è stato lo stesso primo ministro russo Vladimir Putin che si riferiva a Stalin in termini di “successi industriali”; lo stesso che continua ad utilizzare la forza e il controllo come forma di governo; proprio lui, l’ex agente segreto dallo sguardo gelido e dai tratti tesi. La stampa internazionale non riesce a capire. Perché? Perché si fa fotografare con la vedova dello scrittore e fa splendide riflessioni riguardo al «conoscere il passato per migliorare il futuro»?
Forse simpatizza con le idee dell’ultimo Solzhenitsyn, patriota e nazionalista; forse si tratta solo di una semplice operazione di immagine pubblica, o forse si è davvero commosso con l’Arcipelago, chi può dirlo? Solo una cosa è certa: gli adolescenti russi ne escono vincitori.
Foto: (cc)agitprop/flickr; (cc)World Economic Forum/flickr
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