Incontro il duo in una camera di un hotel chic e moderno nel quartiere parigino di Pigalle. Sono le 19 passate, il buio avvolge una Parigi ancora invernale e, nonostante la nostra intervista sia l’epilogo di due giorni completi d’intensa promozione, i due mi accolgono con il sorriso.

«Registrare ciò che abbiamo in testa»

Insieme nella vita, prima di esserlo sul palco, questa coppia di francesi in esilio a Londra dal 2006, ci parla della genesi del progetto John & Jehn : « Ci siamo incontrati nel gennaio del 2005. Nel luglio 2005 abbiamo iniziato a lavorare insieme con lo spirito “Ci chiudiamo in una stanza con tutto il materiale e registriamo ciò che abbiamo in testa”. «Ecco come è nato il nostro primo EP (formato fra il single e l’album), “L’Amour ne nous déchirera pas” (“L’amore non ci distruggerà”). Siamo stati subito contenti del risultato. Aveva delle sonorità post-punk, in stile Joy Division» afferma John.

«In Inghilterra se ne fregano! Nella stessa serata, puoi suonare con un gruppo di reggae e poi con un gruppo di metal»

Tutto avviene molto rapidamente. Inviano la registrazione ad una cara amica, Sally. Lei la propone a Rough Trade Shop (negozio di dischi famosissimo che ha aperto a Londra nel 1976) che la mette subito in vendita. «Per noi è stata una grandissima vittoria, sognavamo il Rough Trade e tutta questa cultura indie inglese». Poco dopo hanno iniziato a fare dei piccoli concerti e a conoscere un sacco di persone in Inghilterra. Stanchi dei numerosi viaggi di andata e ritorno, nell’ottobre 2006 decidono di trasferirsi oltre Manica. Si istallano a casa di Sally, che diventa la loro manager. Perché l’Inghilterra? «Possiamo trovarci tutti gli stili musicali da cui prendiamo ispirazione, - risponde John -. È incredibile questa fusione e questo mélange di gruppi. Esistono numerosi stili che si scontrano, diverse generazioni, molte persone che ascoltano la musica. In Francia, tutto è molto più inquadrato, gli stili si mescolano meno frequentemente. Invece in Inghilterra se ne fregano! Nella stessa serata, puoi suonare con un gruppo di reggae e poi con un gruppo di metal».

Un duo? No, una squadra

Il duo sta promuovendo il nuovo album "Time for the devil"Il duo sta promuovendo il nuovo album “Time for the devil” | Sono previste numerose date in Francia e Gran Bretagna

In alcuni mesi, questo duo è riuscito a farsi un nome, prima sulla scena londinese e poi su quella francese. Come sconvolgere l’abitudine di comporre nella loro stanza di Londra: « All’inizio eravamo un piccolo microcosmo, eravamo solo due, a Londra; scaricavamo il nostro camion insieme, alle 3 del mattino. Oggi, lavoriamo con una squadra super motivata. Non si tratta di un gruppo che si è unito a noi per opportunismo. Sono veramente delle persone che hanno voglia di lavorare sul progetto». E Jehn aggiunge «Ci siamo per forza aperti con queste persone».

“Time for the devil” | L’album è nei negozi dal 29 marzo 2010

Hanno bisogno di farsi circondare da persone che sono coinvolte anima e corpo nel progetto, soprattutto in termini visivi: «L’immagine è qualcosa di molto psicologico, - racconta John -. Nel primo album, la copertina è stata fatta da Joe che è il mio tatuatore. E per questo secondo album abbiamo ritrovato Antoine Carlier, che conosco da più di 10 anni. Abbiamo sviluppato tutto un universo grafico e visuale con lui che ha dato elasticità un po’ a tutte queste canzoni attraverso le sue immagini». Senza dubbio, lavorare con persone di fiducia aiuta: «Gli abbiamo lasciato carta bianca affinché potesse apportare la sua visione al nostro progetto, - precisa Jehn-. È questo quello che cerchiamo. E il risultato è sempre buono, anche se non è mai come ce lo aspettiamo».

La musica, un lavoro… appassionante

Per "Time for the devil" John & Jehn hanno usufruito di mezzi tecnici molto migliori rispetto a quelli utilizzato per il loro precedente album Per “Time for the devil” John & Jehn hanno usufruito di mezzi tecnici molto migliori rispetto a quelli utilizzato per il loro precedente album | «Possiamo scrivere delle canzoni molto rapidamente perché adoriamo farlo» dice John Time For The Devil“, il loro secondo album, è costituito da brani in arrangiamento, con un chitarrista e un batterista per i concerti. Ma per la composizione dell’album, le loro quattro mani sono state sufficienti. «Iniziamo generalmente con il basso perché cerchiamo un groove, - precisa Jehn mimando il basso, anche se lei si occupa della chitarra -, quando lo troviamo, vediamo come aggiungere la voce e abbiamo così una struttura. È John che ha la visione globale artistica, cioè la scelta degli strumenti, dei suoni ecc. Canto spesso dei testi di John, perché mi piace interpretarli; hanno un’anima. E i cori li facciamo insieme». Sembra tutto semplice ascoltando la chitarrista, che conclude, come se fosse evidente: «Ecco come facciamo delle ricerche. Per riassumere, John è lo scheletro e io gli arrangiamenti, le melodie».

Il risultato è ben visibile. Ben lontano dall’atmosfera sobria e cupa del precedente, “Time For The Devil” è un album molto più riuscito. Allegro e melodico, vi si può trovare anche un lato pop. Questo stile trotterellava loro in testa già da un po’, come racconta Jehn: «Volevamo già averlo sul primo. Ma non siamo riusciti ad esprimerlo, non abbiamo avuto il tempo … Alla sua uscita, avevamo già iniziato a lavorare sul secondo. Siamo stati molto sorpresi, e allo stesso tempo molto felici che questo primo album ci abbia portato così lontano, ma non potevamo continuare a sfruttarlo troppo. Era necessario fare un secondo album con una marcia in più, avendo del tempo e un po’ più di strumenti». Conclude John: «In ogni caso, non abbiamo segreti. Il nostro lavoro è quello di fare musica, quindi è necessario essere creativi al massimo, aprirsi il più possibile e far lavorare l’immaginazione. Possiamo fare rapidamente molte canzoni perché è quello che adoriamo fare!». Nel caso in cui non l’abbiate capito ascoltando il loro album, John conclude: «Abbiamo la fortuna di amare ciò che facciamo».

Foto: Camille Promérat