Scarlett, Nike o Solidarnosc: i bambini europei non hanno scampo. Che cosa ci rivelano i nomi più amati e fuori dal comune sulla prole europea.
Genitori, chiamate i vostri figli Europa!
Illustrazione: Henning Studte (http://www.studte-cartoon.de)
PANORAMA
Traduzione: Lorenza Magnabosco
03/02/10
Tags : genitori, Linguaggio, traduzione, bambini.
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Gli asili d’Europa sono teatro di scene curiose. Il Prediletto (ebraico: Davide), Angela (latino: Angelina) e la Meravigliosa (swahili-americano: Shania) stanno giocando innocentemente con la sabbia, quando il Grande (latino: Massimiliano) si para davanti a loro, afferra Naso Aquilino (gaelico scozzese: Cameron) per un braccio e dice: «Datemi il mio giocattolo, Servi (arabo: Abdullah!)». Il Valoroso (greco: Andreas) diventa rosso di rabbia (inglese: Scarlett) e indica il bosco (latino: Silvia). «Il tuo giocattolo è nascosto lì», aggiunge l’Aggraziata (greco: Hannah, arabo: Shakira) con sincertà (greco: Caterina).
Che cos’è successo? A quanto pare i genitori stanno prendendo sempre più sul serio il proverbio latino “Namen est Omen” (Il nome è presagio). Invece di chiamare il proprio figlio come il padre, com’era consuetudine in passato, vanno alla ricerca di nomi particolari, che descrivano tratti caratteriali positivi e che possano essere pronunciati allo stesso modo in diversi paesi. Così, ad esempio, il nome Giulia (membro dell’antica stirpe romana dei Giulii) è il preferito a pari merito in Inghilterra, Polonia e Finlandia. Luca (dal greco Lucania) potrebbe essere originario della Norvegia, della Francia o della Lituania, tanto è diffuso.
I genitori più furbi hanno anche ammesso che chiamare la propria prole con il nome di una marca aumenta di molto le loro prospettive sul mercato del lavoro. Tanti auguri ai neonati tedeschi: che non si debbano chiamare Nutella o Coca Cola si può studiare da poco perfino in un nuovo Master in Onomastica all’Università di Lipsia. In Francia, Mégane è diventato un nome tabù dopo che la casa autmobilistica francese Renault ha lanciato sul mercato un modello omonimo negli anni Novanta. In Norvegia invece, Nike è un normalissimo nome da bambina, che però deriva dal greco e significa “Vittoria”.
Ma la questione si fa anche politica. Ad esempio, negli anni Ottanta una famiglia polacca ha chiamato il proprio rampollo Solidariusz (Solidarnosc), ma il ragazzo ha cambiato nome non appena maggiorenne. Adesso, i genitori europei potrebbero chiamare le loro figlie anche Europa. Quanto grande diventerà Europa (greco: ampio, vasto) un giorno, non lo dicono. Nel caso in cui, contro ogni aspettativa, Europa rifiuti il suo nome, lo potrà cambiare, cosa più semplice in certi Paesi che in altri, oppure potrà procedere per vie legali. Proprio come ha fatto una bambina neozelandese di nove anni: i suoi genitori hanno dimostrato la loro incapacità parentale quando hanno deciso di chiamarla Talula Does the Hula from Hawaii. Ma a questo punto non è meglio Europa?
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