Mentre i ricercatori dell’università di Wuerzburg svelano i meccanismi reconditi delle parlate infantili, ci sorgono seri dubbi sul comportamento degli adulti: a stare coi bambini, il nostro intelletto non finirà mica per rammollirsi?
“Mostra il tuo kuku alla mamma…”
Illustrazione di Henning Studte
ANALISI
Traduzione: Mauro Morabito
25/11/09
Tags : lingue, Henning Studte, Linguaggio, traduzione, espressioni, bambini.
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Il mondo degli scienziati e dei genitori apprensivi è stato scosso dalla scoperta interessante secondo cui i bambini piangerebbero seguendo la linea melodica della parlata a cui sono più esposti, ovvero quella materna. Questo significherebbe che i bambini, pur non riuscendo ancora a parlare, con i loro uèuè tenterebbero di entrare in contatto con il contesto che li circonda. Fonte di orgoglio per genitori novelli? Sì, anche se rimangono dei piccoli terroristi.
Ma parliamo un po’ di genitori e adulti vari. Non possiamo dire di non essere mai stati testimoni, almeno una volta, del processo specifico per cui un adulto x, avvicinato a un poppante y, inizi a comportarsi in modo particolare: come superman con i suoi poteri e la criptonite, in presenza di bimbi e affini una quota non marginale del nostro quoziente d’intelligenza s’invola spensierata. Sentiremo quindi seri signori trasformarsi di botto, regredire magicamente e dire senza ritegno: “andiamo a fare la nanna”, “fai aaaa” o “fai vedere a papà come arriva l’aereoplanino”, “gnam!”, profondendosi in una notevole serie di diminutivi coniati sul momento che non si sognerebbero di ripetere in altri contesti.
Ancora peggio quando il pargolo dovesse cadere o farsi male. Se il figlioletto in questione è del tipo che capitombola frequentemente (un continuo eautontimorumenos, per i colleghi classicisti) allora i genitori europei hanno solo l’imbarazzo della scelta. Le espressioni continentali fanno a gara per trovare la combinazione foneticamente più simil-bambinesca: “pupa” in spagnolo, “bobò” in francese, “kuku” in polacco. Forse la nostra “bua” regge bene il confronto.
Che dire poi delle espressioni usate per richiamare l’attenzione dei nostri cuccioli selvaggi? Gli spagnoli usano “ajo, ajo” (se sapessero il significato di questa espressione in giapponese, forse sceglierebbero un diverso appellativo) mentre gli inglesi propendono per “ga ga” o “eeeny meny“, dalla famosa filastrocca che si recita quando si deve designare qualcuno:
“Eeny, meeny, miny, moeCatch a baby by the toe
If it squeals let it go,
Eeny, meeny, miny, moe”
Nell’utilizzo di questa quasi-lingua dei bambini i nostri amici tedeschi non sono certo da meno. Anzi si potrebbe dire che trionfano, non foss’altro che per la canzone “Wadde hadde du de da” (un simil-bambinesco “oh che ha’ tu fatto?”) cantata da Stefan Raab, che nel 2000 conquistò il quinto posto al concorso Eurovision! L’Italia ahinoi già da anni non vi partecipava, e nessun italiano ebbe l’occasione di assistere sulle reti patrie a questo concentrato di humour tedesco.
Possiamo dire allora che in presenza dei pargoli retrocediamo (più o meno consci) ad una parlata simil-infantile?
E se le nuove scoperte scientifiche ci indicassero un’altra possibile interpretazione? Forse i nostri bimbi, per mettersi al nostro livello, ci parlano con qualcosa che… pensano possiamo capire. Ah, questi adulti mattacchioni!
Stefan Raab in “Wadde hadde du de da” | Video da 09625/ youtube
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