Le congratulazioni sono arrivate da Washington, dai conservatori britannici e da Pechino: e non erano solo diplomazia. Per designare il presidente del Consiglio europeo e l’alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza, i capi di Stato e di governo hanno fatto la scelta condivisa della modestia anziché quella coraggiosa della potenza e della sua incarnazione. Hanno deluso l’opinione pubblica europea inviando un segnale pessimo quanto alla volontà di tradurre in forza politica il peso reale che l’Europa ha acquisito nel mondo.

L’opinione pubblica voleva un messaggio d’unità, ha ora uno specialista della diversità. Reclamava una diplomazia europea più indipendente, eredita quella britannica. Senza insulto per l’avvenire, dato che ogni personalità ha il diritto di rivelarsi, costatiamo tuttavia che ancora una volta ha colpito una delle più gravi malattie europee, quella che spesso conduce l’Unione a scegliere in funzione dei suoi obblighi interni e delle logiche statali, invece che scegliere guardando ai suoi bisogni comuni e oggettivi, ormai prioritariamente esterni.

Siamo ancora in tempo per bloccare l’epidemia e salvare il modello europeo? Il vaccino di Lisbona si è rivelato inefficace. Potrà salvare il paziente solo la sua volontà. Nell’ assenza, questa decisione si rivelerà presto un errore storico.