Il primo ministro svedese ha convocato un vertice europeo informale per il 19 novembre. Ordine del giorno: eleggere i candidati ai due posti di responsabilità vacanti, la presidenza del Consiglio europeo e l’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri. «Qualcun altro potrebbe essere eletto durante la cena prolungata del Consiglio europeo», ha annunciato, facendo capire che i candidati pronosticati dai media non sono gli unici presi in considerazione. Ci immaginiamo una tavolata di uomini di Stato che, mentre si godono un ottimo pasto, lanciano qua e là i nomi dei candidati che sostengono. Non è proprio l’esempio di una democrazia all’opera, ma la logica conseguenza della modalità di ratifica del Trattato di Lisbona. Dopotutto, perché cambiare improvvisamente le nostre abitudini, e impedire a coloro che fanno i re di organizzarsi una cena prima di dirci cos’hanno deciso?

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