Solo l’11% dei lettori pagano per le informazioni on-line (fonte: rapporto KPMG Media and Entertainment Barometer report) e tra il restante 89% che non le paga, solo l’11% pensa che potrebbe iniziare a pagarle nei prossimi 12 mesi. Uno sguardo Oltreoceano su un’alternativa lanciata da un giovane americano.
Spot.us, l’anarco-informazione che salverà il giornalismo
I giornalisti saranno più motivati se verrano pagati direttamente dai loro lettori? (foto da ©http://www.joshuahoffmanphoto.com/)
OPINIONE
27/10/09
Tags : giornalismo partecipativo, media, Giornalismo, Stati Uniti d'America, anarchia, internet.
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| (©David Cohn)“Non già quell’albero, bensì la mia forza di disporre di esso come mi pare, costituisce la mia proprietà”, ovvero “il mio potere”. Prendete questa frase di Max Stirner, l’allievo di Hegel che a metà dell’Ottocento si ribellò al maestro in nome dell’individualismo anarchico, sostituite ad “albero” la parola “informazione”, e avrete una buona idea della rivoluzione anarchica che Spot.us ha intenzione di esportare nel mondo dell’informazione. Si tratta del primo sito web di giornalismo investigativo completamente finanziato dai cittadini.
Il meccanismo è semplice: gli utenti si confrontano e decidono online quale argomento vorrebbero vedere sviscerato da un gruppo di giornalisti coinvolti nel progetto; i giornalisti fanno una stima di quanto potrebbe costare l’inchiesta e solo quando la cifra preventivata è raggiunta a colpi di piccoli finanziamenti (in media 20 dollari) si mettono al lavoro.
«Possiamo paragonare Spot.us a un mercato – spiega David Cohn, il suo ideatore – mentre nelle altre realtà il giornalista o l’editore possono agire come venditori che di punto in bianco decidono di non offrire più un dato prodotto, da noi è la domanda dei clienti a determinare quando e come si forma l’offerta di notizie. In poco meno di 12 mesi di vita – continua – abbiamo raccolto circa 45 mila dollari da centinaia di persone nella sola San Francisco, portando a termine 40 inchieste». L’avventura di Spot.us, sostenuta anche dai finanziamenti della Knight Foundation, ha costruito le sue basi nella baia di San Francisco, con un taglio giornalistico locale e fortemente radicato sui bisogni delle persone.
| (©Stefano Cingolani)In Europa ancora non esiste qualcosa di simile al principio del “Crowdfunding journalism”, letteralmente del giornalismo che trova i suoi fondi tra i cittadini e, naturalmente, non mancano i dubbi sulla sua tenuta: «E’ vero – concede Stefano Cingolani, editorialista del quotidiano italiano ‘Il Foglio’ – molti bisogni ed esperienze nascono dal basso, ma il giornalismo non può essere solo ‘di prossimità’. Io credo – continua Cingolani – nella funzione delle élite, nella loro capacità di dare un senso a fatti e notizie altrimenti slegati, credo nella loro capacità di fornire prospettive visionarie che possano far riflettere e smuovere le masse. Ciò che forse manca – conclude – è un vero pluralismo di queste élite».
Ma l’idea di Cohn sta proprio dal lato opposto: «Noi ci muoviamo all’interno di uno Stato minimo più vicino all’anarchia che all’autoritarismo dell’editoria classica». Come contraddirlo? Decisioni diffuse, zero editori, zero pubblicità, zero pressioni indebite: se non è anarchia questa.
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