Questo americano di Woodstok (New York) deve la sua nascente carriera di musicista a Internet e a una piccola macchina fotografica digitale. Tutto è inziato cinque anni fa su un sito di music sharing EM411.com (Electronic Music411.com) dove si possono caricare pezzi e avere il feedback. Ancora oggi sui forum del sito puoi trovare “un” Fredo che si scambia impressioni e battute con gli utenti. Il risultato? Dopo vari tentativi qualche sua composizione è stata utilizzata per colonne sonore (Jonathan Demme, The Manchurian Candidate) e nientepopodimeno che i Massive Attack lo hanno contattato per una collaborazione. E The Sad Song, il suo primo Ep, è stato un succeso.

The sad song | (YouTube/FredoViolaUK)

La musica come Fellini

(Foto: www.myspace.com/fredoviola)(Foto: www.myspace.com/fredoviola)Fredo, diminutivo o trasformazione di Alfred (forse un omaggio a Il Padrino e alle origini siciliane? Ho dimenticato di chiederlo), sostiene – forse troppo modestamente – di non avere una formazione musicale, anche se le varie biografie in rete dicono sia stato un soprano. Lui dice solo aver fatto parte di una corale: «È stata un’esperienza orribile. I miei genitori mi hanno tolto perché sono stato picchiato. È complicato stare in un gruppo con così tanti ragazzini, maltrattati dall’insegnante: puoi immaginarti come eravamo gli uni verso gli altri. Per venti’anni non ho cantato: mi vergognavo della mia voce perché mi riportava alla mente cattivi ricordi». Hai memoria di quel periodo? «Una carta da parati di velluto viola e l’odore di lavanda».

«Volevo essere il nuovo Fellini»

Fredo ha frequentato una formazione cinematografica e dice di averla «utilizzata applicata alla musica. Volevo essere il nuovo Fellini ma, visto che non è esattamente facile (ride), ho lavorato per anni come image editor e animation designer». A lui si deve, pare, una campagna pubblicitaria de l’Oreal. E sempre Fellini, che «usa la musica in chiave simbolica e ciclica» è alla base della sua ispirazione musicale.  Cosa resta delle orgini italiane? I legami con la famiglia sono troppo lontani. Sicuramente la passione per il cinema: oltre a Fellini, anche Visconti e Pasolini: «Salò (e le centoventi giornate di Sodoma) è il mio preferito. Orribile e bellissimo». Il cinema è, comunque, una parte fondamentale della sua arte: molte delle sue canzoni sono riprese in una serie – i cluster video, realizzati con il cellulare o con la digitale – dove suona in presa diretta, e spesso anche in differita, con i musicisti con cui collabora che si trovano in Francia o in Inghilterra. Il suo album è composto da un cd musicale e da un dvd dove sono raccolti tutti i video.

Red States. Il video è realizzato attraverso tre filmati realizzati a New York, Manchester e Lione. | (YouTube/Fredo Viola)

Bulimia da download

Intervistato dopo un concerto al Café de la Danse a Parigi, in un bar di Bastille dallo stile finto cubano e con la musica troppo forte, Fredo è esausto ed estremamente soddisfatto. Effettivamente, il concerto è stato un successo, costretto a raddoppiare bis e pezzi perché il repertorio non bastava al pubblico. Per essere uno che “è nato” in rete, ha una posizione particolare sul download: «Non penso che le persone dovrebbero essere punite per il download, ma rovina la musica. E non parlo di soldi, ma del valore della musica. Tutto viene stoccato a blocchi: tutti i Radiohead, tutta Nina Simome, ecc… L’apprezzamento di un album come un tutto è annullato. Credo che condividere completamente il proprio hard drive abbia un cattivo impatto: toglie ogni passione. È un atteggiamento che fa morire la musica».

The Turn, live performance | (YouTube/CargoVideo)

In Francia «c’est génial»

(Because music)(Because music)Nel dicembre 2008 ha fatto uscire il suo primo album, The Turn, per la Because Music, uno dei più grossi Label indipendenti in Francia (tra i suoi nomi: Manu Chao, Pascale Comelade, Faithless) e la stampa francese lo ha osannato. Per citarne alcuni: per Les Inrocks è «l’uomo dalle voci d’oro» e il suo album una «gioia per le orecchie»; Telerama parla del miglior album dell’anno «pop», dove «pop» sta per «seducente, euforico e riposante. Atteso da tanto»; Le Monde dice «magico, melodioso e inclassificabile». Ed effettivamente la musica di Fredo Viola è difficile da definire: ricorda un po’ i Sigur Rós, i Beach Boys, i canadesi Silver Mount Zion e pure Simon and Garfunkel con un po’ di gospel. E con un uso della voce quasi liturgico. Fredo è religioso? «Sono qualcuno di estremamente emozionale e spirituale, e credo nel mistero che è nella vita. Ma le cose più profonde della vita sono difficili da mettere in parole e impossibili da sottoporre a regole. Non credo che la religione funzioni per me».
E a cosa è dovuto questo successo in Francia (oltre a un evidente ottimo lavoro di comunicazione della Because Music)? «Non lo so. Se la Francia è qui (Fredo alza la mano sopra la sua testa) l’Inghilterra è qui (e mette la mano all’altezza delle sue spalle)». E negli Usa? «Quasi niente. Forse questo Paese si muove al mio ritmo. Onestamente non credo di essere famoso da nessuna parte: ho un buon riscontro su Internet. Ho iniziato cinque anni fa e ora ho dei fan, anche se dovrei dire piuttosto amici, in tutto il mondo. Ma quello che dico ha senso?».

Fredo Viola in pillole

Film: The Night of the Hunter, 1955, Charles Laughton
Libro: Il Castello di Kafka. All’obiezione: «Ma è un libro non finito!» risponde: «E non lo posso amare lo stesso?»
Piatto: «Beh, qui ti devo dare la ricetta! Carciofi cotti con aglio, sale,due tazze di vino bianco e una di olio. Fai stufare i carciofi in forno, li tiri fuori e fai cuocere i gambi fino a farci una salsa. In questa salsa ci metti una fetta di “pancetta”, le “lumache” (parole usata in italiano, ndr) e i carciofi. Delizioso, il mio piatto preferito».
Nel suo lettore Mp3:
«Un sacco di vecchia musica. Conosci Irma Thomas? È una cantante di New Orleans nel cui repertorio si ritrovano delle influenze di “pre R’n’b” e di gospel. Veramente bellissimo. Di contemporaneo, Juana Molina. La conosci? È argentina. Il suo modo di cantare mi ispira moltissimo. E poi ascolto molto i musicisti con cui suono. E molta classica».