«La regione dell’Alvernia deve la sua fortuna a Michelin»: su questo sono tutti d’accordo a Clermont Ferrand, sede della fabbrica di pneumatici più grande d’Europa. Con titoli che scendono del 4.62% ed una domanda globale che tende a diminuire, alcune centinaia di operai sono in “cassa integrazione” dallo scorso dicembre.
Crisi Michelin: con la recessione la Francia si troverà con le gomme a terra?
(Foto: Manel/ Flickr)
REPORTAGE
Traduzione: Giorgio Tempesta
17/02/09
Tags : Europe on the ground.
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Non c’è bisogno di camminare a lungo attraverso “Michelin city” per vedere l’omino bianco e paffuto nelle pubblicità ed esposto fieramente alle finestre dei negozi. Nei pub e nelle strade la gente veste tranquillamente magliette, cappellini e giacchette con il logo dell’azienda. Il sorridente omino Michelin, uno dei marchi più conosciuti al mondo, è stato fondato nel 1888, e rappresenta la maggiore fabbrica di pneumatici in Europa (in quanto a entrate), e la seconda nel mondo. Il gruppo vende circa 36mila articoli differenti – tra cui pneumatici, volanti e camere d’aria – utilizzati in ogni tipologia di veicolo conosciuta. Le pubblicazioni della compagnia (mappe e guide) fanno viaggiare la gente. Michelin possiede piante di gomma e fabbriche in tutto il mondo, e dà lavoro a circa 300mila persone nella sola Francia. L’azienda propone anche dei pneumatici “verdi”, e tenta di riciclare quelli consumati per ridurre l’utilizzo di olio nel processo di fabbricazione. Un contatore posto su un grande schermo di fronte alla fabbrica principale a Clermont Ferrand indica la quantità di emissioni di diossido di carbonio che sono state ridotte dal 1992.
«Non percepiamo la crisi»
Visto che l’omino di gomma non può parlarci della crisi economica, ci
(Foto: michelin.fr)rivolgiamo agli abitanti di Clermont, che però sembra abbiano adottato la stessa rilassata visione del mondo. Intervistiamo il signor X, un manager di dipartimento della Michelin. Ci pensa due volte prima di dire qualcosa, in modo da non lasciare spazio ai fraintendimenti. Mi avverte svariate volte di quanto sia importante avere tatto nello scrivere articoli sulla Michelin, soprattutto in questo periodo. Dice che si tratta di lealtà verso l’azienda: riflette fedelmente i valori dei suoi datori di lavoro, avendo dedicato alla compagnia trent’anni della sua vita. «Non percepiamo la crisi», comincia. «La gente compra meno macchine, ma ci sarà sempre bisogno di pneumatici», dice, così preso dalla propria risposta da attenuare la mia determinazione a scoprire le radici di questa “Michelin malady” economica. «Michelin può resistere: il petrolio è meno caro e non ci saranno licenziamenti di massa nel breve termine». Qualcosa in quest’azienda rende i suoi dipendenti fieri e grati di poterci lavorare: il signor X si è addirittura presentato all’intervista con una camicia ed una giacca con il logo dell’azienda. Le decisioni del Forum Economico Mondiale porteranno all’apertura di un nuovo progetto che si aprirà in Serbia entro 18 mesi, ma i mezzi di informazione si occupano del futuro dell’industria automobilistica da un solo punto di vista: la recessione. In dicembre la caduta della domanda ha causato un taglio significativo delle attività dell’azienda in tutto il mondo, comprese alcune chiusure definitive a Stoke-on-Trent nel Regno Unito (che interromperà la produzione da febbraio ad aprile), in Romania, a Clermont-Ferrand e Cataroux, dove 500 persone hanno visto il lavoro a rischio.
Il quartiere di Cataroux: un simbolo della città. In queste piste Michelin faceva i test dei suoi prodotti. | (Image: ©Romary/ Flickr)
Le macchine non sono utilizzate a pieno regime e questo causerà, secondo la stampa ufficiale, dei costi eccezionali di circa 150 milioni di euro nei bilanci dell’ultimo trimestre. Sono delle misure preventive in un periodo di crisi o c’è proprio un sistema di ammortizzatori sociali eccellente all’interno di Michelin? «La produzione continua 24 ore al giorno», continua il manager. «Si tratta di disoccupazione a breve termine, non abbiamo paura di una chiusura definitiva. È solo un adattamento della produzione a causa della crisi. Michelin preferisce che i lavoratori si prendano una vacanza piuttosto che siano licenziati; dopotutto vengono pagati comunque!»
‘Paroles de Bibs’ (Parole dai lavoratori Michelin), un documentario di Jocelyne Lemaire-Darnaud, basato sulla storia di un lavoratore francese della Michelin. | (©Gloerbst/ Dailymotion)
In pochi sanno che ci saranno le elezioni europee a giugno
Alcuni percepiscono ancora un salario ma altri vengono licenziati senza spiegazioni chiare. I lavoratori che appartengono ai sindacati sono meno toccati dalla sindrome dell’allegro omino bianco e più realistici a proposito della loro posizione. «Michelin è una compagnia grande e stabile e garantisce una certa sicurezza sul mantenimento del proprio impiego. In ogni caso la crisi fa sì che molti abbiano paura di perdere il lavoro. Prima non era così». Un futuro poco chiaro rende più uniti i lavoratori all’interno del sindacato, visto che probabilmente saranno loro le prime vittime. «Non abbiamo una visione chiara del domani», ammette un membro dell’associazione. Non ha nessun piano d’emergenza; nel peggiore dei casi, dice, perderebbe il lavoro solo temporaneamente. «La miglior previsione che abbiamo sulla fine della crisi è giugno».
Si , c’è anche un museo Michelin, che ha aperto il 29 gennaio | (Foto: Teodora Kostadinova)
Giugno rappresenta un momento importante anche in un altro settore: la politica. Parliamo con il manager e il direttore del sistema scolastico per i figli bilingui dei dipendenti della Michelin di Oltremanica: li trovo più impegnati politicamente dei loro colleghi e connazionali. Un giovane che fa parte dei Jeunes européens (Giovani Europei Federalisti) mi dice che voterà perché percepisce la crisi anche nella sua ricerca di un lavoro. «In questi tempi d’insicurezza è necessario rimanere uniti all’interno dell’Unione europea. Possiamo superare la crisi solo se siamo uniti». Ma la maggior parte degli studenti che trovo in un pub del centro non sanno delle elezioni europee che si terranno a giugno. Si giustificano così: «Non ho mai visto un deputato del Parlamento europeo nei media», «non sono sicuro che possano fare davvero qualcosa per migliorare la situazione». Questi ragazzi non conoscono neanche i loro candidati locali.
Grazie alla redazione di cafebabel.com di Clermont-Ferrand (in particolare a Guillaume Bucherer e Fabien Champion).
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