Poul Nyrup Rasmussen, ex Primo Ministro danese e Presidente del Pse (Partito Socialista europeo), è determinato a vincere le elezioni europee del giugno 2009. Costruire la “Nuova Europa sociale”, e garantire lo Stato di benessere nell’era della globalizzazione sono i suoi obiettivi.
Poul Nyrup Rasmussen: «Lavoro sicuro per tutti»
Poul Nyrup Rasmussen (Foto: PSE)
INTERVISTA
Traduzione: Elena Borghetti
04/02/09
Tags : Elezioni europee 2009, Danimarca, crisi economica, Istruzione, Denaro, EUdebate2009, Occupazione, Potere, Commissione Europea, Poul Nyrup Rasmussen, PSE.
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«Non posso promettere ai lavoratori il posto fisso. Nessuno potrebbe farlo. Ma mi batterò per assicurarne la permanenza nel mercato del lavoro». La lotta per garantire l’occupazione è il cavallo di battaglia di Poul Nyrup Rasmussen, che durante il suo Governo implementò la flexsecurity, sistema volto a favorire flessibilità per assunzioni e licenziamenti, ma anche consistenti ammortizzatori sociali per i dipendenti.
Ora guarda all’Europa, e lo fa comunicando il programma elettorale del suo partito in vista delle Europee 2009. È la prima volta che un partito europeo elabora un programma elettorale, «risultato di due anni di lavoro insieme ad attivisti del partito e le parti sociali. Settantuno sono le proposte miranti a portare una ventata di novità in Europa. Il loro motto è: People first (Le persone al primo posto).
I socialisti vinceranno le elezioni
L’aspirante candidato ha dalla sua parte la gente e i discorsi alla «Yes we can» di Obama. Le sue parole non sono quelle di un «semplice intermediario tra governi», come preferisce definirsi, invece, José Manuel Durão Barroso, Presidente della Commissione, e candidato alla rielezione. Rasmussen non ha presentato per il momento alcuna candidatura formale alla Commissione. La causa potrebbe essere il mancato appoggio da parte dei pezzi grossi del socialismo – Gordon Brown non si è presentato personalmente al congresso tenutosi a Madrid, e Zapatero sembra voler appoggiare la rielezione del conservatore portoghese – o la mancanza di una presa di posizione politica (alcune fonti rivelerebbero la possibiltà di un ritorno alla politica nazionale). Rasmussen è persuaso che i socialisti vinceranno le elezioni. «La gente si chiede in che direzione stiamo andando. Ha paura, e ha bisogno di qualcuno che indichi loro la direzione giusta», commenta in riferimento alla passività di Barroso. A suo parere la Commissione non sta prendendo le misure necessarie per fronteggiare questa crisi, e manca un’azione più decisa da parte del cancelliere tedesco, Angela Merkel. Per sapere se Rasmussen avanzerà la sua candidatura ci vorranno alcuni giorni. La scelta di rimanere nel vago, e non rivelare le decisioni prese all’interno del Pse, potrebbe essere il frutto di una strategia. «Non scrivere domani nel tuo giornale che ho detto che non mi presento, ma non dire nemmeno che mi presento», afferma con una certa insistenza. Forse l’Europa vedrà delle elezioni normali, dove una strategia elettorale di aspirazione continentale scenderà finalmente in campo.
Guardare agli investimenti pubblici e meno alle tasse
In Spagna, in un solo anno, il numero dei disoccupati è aumentato di un milione. «Per assicurare l’occupazione, si dovranno moltiplicare gli investimenti nel corso del prossimo anno». Di fatto, è quello che hanno iniziato a fare la Commissione e gli altri Stati ma, secondo Rasmussen, «la Commissione vuole fermarsi troppo presto, e in questo modo ogni sforzo verrà vanificato».
Dal Congresso di Madrid | (Foto: PSE)
«La priorità è investire, come sta facendo Zapatero, nella creazione di posti di lavoro: in educazione, infrastrutture, energie pulite, come quella solare ed eolica. Abbassare le tasse non serve: la gente ha paura, e metterà i risparmi sotto il materasso». Questo è in contrasto con l’abbassamento dell’Iva approvato dal laburista britannico, Gordon Brown, promotore in Europa di alcune iniziative per contrastare la crisi. «Già, ma abbassare l’Iva non è lo stesso che abbassare le tasse sul reddito: riducendo l’Iva, i prodotti diventano più economici, e la gente torna a consumare di più», spiega.
«Bisogna pensare ai più poveri», continua chi, con il vento della crisi a favore, è andato a ripescare i valori classici della socialdemocrazia: «Una società giusta dovrebbe garantire un lavoro a tutti, senza esclusioni di nessun genere». L’economista danese difende la necessità di riformare le leggi sull’impiego, agevolando non i licenziamenti, ma la riduzione della giornata lavorativa degli impiegati in difficoltà. I lavoratori potrebbero in questo modo riciclarsi sul mercato, formandosi e qualificandosi mediante dei corsi finanziati dallo Stato. «Così, quando l’economia tornerà a svegliarsi, saranno pronti per scegliere lavori più qualificati», aggiunge. Nelle parole di Rasmussen c’è sentore di flexsecurity, concetto temuto da molti italiani, francesi, spagnoli e portoghesi. «Il modello danese è stato costruito in trentacinque anni, e non potrà mai essere applicato dall’oggi al domani a Paesi con una storia diversa», tranquillizza. «Inoltre», prosegue, «in Danimarca il 10% del prodotto interno lordo è destinato all’educazione, mentre in Spagna solo l’1,3%. La cosa certa è che la globalizzazione costringerà a cambiare lavoro più volte nel corso della vita. Dico quindi a Sarkozy che la sua concezione di flexsecurity – fatta di molta flessibilità e poca sicurezza – non è quella buona; e alla Merkel che nemmeno molta sicurezza e poca flessibilità sono auspicabili».
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