L’eurodeputato liberale Andrew Duff lavora da mesi ad una bozza di riforma elettorale per le elezioni europee. Ciononostante, fino al 2014 non vedremo niente di nuovo. Per ora questo è quello che passa il convento, signori.

Quattro giorni di elezioni: non interessano a nessuno

La sala stampa del PeLa sala stampa del Pe | Foto: Fernando NavarroUno dei difetti che si rimprovera alle elezioni europee da parte dei mezzi di comunicazione è che durano quattro giorni e sono quindi molto dispendiosi dal punto di vista dell’informazione. È impossibile concentrare l’attenzione del pubblico su uno stesso argomento per così tanti giorni, a meno che non si tratti dei Giochi Olimpici o i mondiali di calcio. Nell’agenda della riforma figura la riduzione del lasso di tempo dedicato alle elezioni a due giorni: sabato e domenica. In questo modo per i media sarebbe produttivo concentrare gli sforzi nella loro programmazione elettorale e tutta l’Europa starebbe per due giorni incollata agli schermi. Per adesso i Paesi che votano in un giorno diverso dalla classica domenica sono Repubblica Ceca, Danimarca, Irlanda, Italia, Olanda e Regno Unito.

L’allergia ai giovani

I giovani hanno voglia di fare politica in Europa?I giovani hanno voglia di fare politica in Europa? | Foto, Bre / FlickrSpesso, dalle pagine di questo mezzo, si è puntato il dito contro l’invecchiamento di massa dei politici europei. Non è che le elezioni del Parlamento siano precluse ai giovani, ma in alcuni paesi è più difficile presentarsi quando si conservano intatte l’energia e la speranza nella politica. In Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Lituania, Polonia, Regno Unito e Slovacchia è necessario avere 21 anni per presentarsi alle elezioni. In Francia e in Romania bisogna aspettare fino ai 23. Il colmo di quest’ allergia verso i giovani è rappresentato da Italia e Cipro dove fino ai 25 ci possiamo scordare la politica in prima linea.

La soglia minima o ghigliottina?

| Foto, Gary Deness / FlickrCi sono Paesi che non permettono la rappresentanza elettorale alle formazioni o candidati che non superano una percentuale minima di voti. È ciò che in gergo si chiama ghigliottina elettorale (lo sbarramento), la quale rende più difficile la rappresentazione dei piccoli partiti o le formazioni nascenti e facilita il dominio dei grandi partiti. La Grecia esige un 3% di voti. Fino al 4% per Austria, Slovenia e Regno Unito. Ma Francia, Germania, Ungheria, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia arrivano ad esigere almeno il 5%.

La battaglia delle circoscrizioni

Una delle prime riforme che vuole introdurre Duff e molti altri parlamentari di tutti i partiti è la generalizzazione della divisione di ogni paese in differenti circoscrizioni regionali o anche minori. Soprattutto nei paesi di maggior superficie. Ciononostante Germania, Spagna e Romania, che hanno un’unica circoscrizione, si oppongono radicalmente: i grandi partiti perderebbero molto potere e molti europarlamentari, senza i quali –n soprattutto Germania e Spagna – non controllerebbero i gruppi politici europei e i posti chiave al Parlamento. Quanto maggiore è il numero delle circoscrizioni elettorali nelle quali si divide un Paese, maggiore è la possibilità che piccoli partiti o partiti locali ottengano rappresentanza parlamentare. Inoltre quanto più piccola è la circoscrizione, meglio il deputato conosce i suoi elettori e le loro necessità, e allo stesso tempo gli elettori lo conoscono quasi lo incontrassero per strada. La relazione tra i votanti e il votato è molto diretta. L’inconveniente è che questi deputati tralasciano con maggior facilità la disciplina del partito e la coerenza ideologica lascia molto a desiderare.