«Forza Sichuan!», ha scandito lunedì la folla riunita sulla piazza Tienanmen a Pechino, dopo i tre minuti di silenzio per la regione che, il 12 maggio scorso, è stata l’epicentro del sisma che ha scosso la provincia cinese di Sichuan, nel sud-ovest del Paese.
Il 2008, grazie all’organizzazione dei Giochi Olimpici, doveva essere l’anno della gloria per la Cina moderna. Purtroppo, invece, quello che vediamo è un Paese in lutto.
Era anche l’occasione, per il Regime al potere, già criticato dalla comunità internazionale per la situazione in Tibet, di adottare una vera politica di apertura.

(Foto: wang gian 02/12/86/ Flickr)(Foto: wang gian 02/12/86/ Flickr)

Libertà di stampa tra le macerie

Le tende per gli sfollati (Foto: Lukas/ Flickr)Le tende per gli sfollati (Foto: Lukas/ Flickr)Le squadre di aiuti internazionali sono state rapidamente accettate sul territorio, sia dalle autorità che dal popolo cinese. I giornalisti, che secondo gli osservatori internazionali hanno beneficiato di una reale libertà, hanno diffuso le immagini di un dramma che ha scosso l’intero Paese. Solo a livello nazionale sono stati raccolti 1.5 miliardi di dollari, di fronte a perdite che si stimano di 80.000 unità, tra morti e dispersi.
Pechino ha lanciato, giovedì scorso, un appello all’aiuto internazionale, per la fornitura di più di 3.3 milioni di tende, destinate ad accogliere i cinque milioni di sopravvissuti al sisma, oggi senza casa. 

Le informazioni ufficiali alla tv cinese