Il socialista Zapatero si conferma per un secondo mandato alle elezioni spagnole del 9 marzo 2008. Questa volta il suo margine di manovra è limitato dall’ascesa della destra. L’alta partecipazione ha penalizzato i nazionalisti, aprendo la strada al bipolarismo.
Zapatero vince in Spagna. Ora inizia la vera battaglia.
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Traduzione: Francesca Barca
10/03/08
Tags : Attualità, Spagna, elezioni, Madrid, Europa del Sud.
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Dopo una campagna fortemente polarizzata tra conservatori, sinistra e nazionalisti, questi ultimi hanno subito una forte perdita, lasciando il posto a un bipolarismo che per il momento ha favorito il socialista Zapatero. Anche la destra di Mariano Rajoy ha aumentato il suo peso, cosa che provocherà una moderazione del suo discorso per poter arrivare a degli accordi, necessari alla Spagna, con i socialisti: una riforma della Costituzione per regolare la decentralizzazione, la legge elettorale e la lotta al terrorismo.
Con un tasso di affluenza alle urne del 75% il Psoe ha ottenuto 169 seggi, cioè sette in meno di quelli necessari per avere la maggioranza assoluta. Questo lo obbligherà, quindi, a cercare l’appoggio esterno di altri partiti.
Anche questa volta Zapatero ne è uscito con un’immagine rafforzata: quella di un uomo di sinistra che non ha complessi, sia per quanto riguarda la politica sociale, sia per quanto riguarda la capacità di fare un discorso economico che si oppone al liberismo. È però probabile che questa volta il capo del Governo spagnolo sarà un po’ meno attivo a livello comunitario: la priorità ora è una riforma economica, di cui il Paese ha bisogno, per non essere più dipendente, a partire dal 2012, dai fondi europei.
Discorso di Zapatero dopo l’annuncio della vittoria alle elezioni del 2008
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