16 Aprile 1980. Una nave privata della facoltosa famiglia turca Sadikogullari attracca a Nakskov, sulla costa danese del sud. Aysin Ozturk ha 23 anni ed è uno dei membri dell’equipaggio. È subito colpito dalle differenze tra la sua città natale, Istanbul, e questa piccola cittadina del nord Europa. Con una popolazione, all’epoca, di 5 milioni di persone (oggi 15.3 milioni), Istanbul trabocca di gente e veicoli. Qui vede al massimo un paio di macchine e tanti che vanno al lavoro a piedi. La città gli sembra alienante.

Gli basta poco per cambiare idea. Entra per caso in un negozio e vede una bellissima commessa bionda: è amore a prima vista.

(Photo: Heloise/ Flickr)(Photo: Heloise/ Flickr)

Aydin e Liz traducono il loro amore in un inglese incerto, restando in contatto quando lui torna ad Istanbul. Appena compiuti i diciotto anni Liz, dopo aver convinto i genitori sospettosi, si trasferisce ad Istanbul. In due mesi si sposano. Nel 1980, in seguito al colpo di stato dell’esercito, la giovane coppia si trasferisce in Danimarca, a Nakskov. Lei rimane incinta ed Aydin frequenta, per un anno, un corso di specializzazione, che gli permetterà di lavorare in un cantiere navale a Copenhagen. Nel tempo libero gioca a calcio.

Paese che vai, famiglia che trovi

Le famiglie di immigrati con il tempo stanno cambiando. La prima generazione continua a vivere immersa nella cultura turca degli anni Sessanta, mentre la seconda generazione ci si trova, suo malgrado, catapultata: arrivano adolescenti in Danimarca, con l’impressione di fare un viaggio indietro nel tempo.

L’esempio di Liz e Aydin è particolarmente riuscito. Lei nel 1992 si è iscritta all’università ed è diventata insegnante di inglese e tedesco. Nel 2000 si è spostata inTurchia con le due figlie per farle studiare, mentre Aydin lavorava in Danimarca per delle compagnie private. Quattro anni dopo la famiglia si è ritrovata ad Odense, sull’isola di Fiona.

Il numero limitato di programmi di integrazione per gli immigrati non aiuta certo i nuovi arrivati ad integrarsi in Danimarca e nella cultura del Paese.

Aydin è stato un’eccezione: «Giocavo a freccette con mio suocero e, contemporaneamente, cercavo di imparare il danese, con il suo aiuto», dice il cinquantenne.

La sua casa è la perfetta miscela delle due culture, tappeti turchi sono di fianco ad arredi svedesi dell’Ikea, e lampade di design nordico sono attaccate alle pareti. Odore di caffè turco nell’aria e telegiornale danese. Grazie al satellite ci sono anche i canali turchi. «Non ho mai smesso di lavorare e di stare il più possibile in contatto con i danesi. Volevo migliorare la lingua e la mia vita sociale».

(Heloise/ Flickr)(Heloise/ Flickr)

il 76% dei datori di lavoro è soddisfatto della nuova immigrazione

Il Governo danese ha comunque preso delle misure importanti. Bunyamin Simsek, consigliere comunale ad Arhus, spiega che il Governo cerca di favorire i ricongiungimenti familiari. «Dal 2002 chiunque voglia emigrare in Danimarca deve sostenere un esame di lingua e di cultura danese, e seguire un corso di lingua per tre anni. Detto questo, le municipalità offrono varie attivatà sociali e culturali per facilitare l’integrazione».

Questi programmi sembra che stiano dando risultati. Secondo Statistics Denmark, un organismo del Ministero dell’Economia danese, il tasso di occupazione degli immigrati è cresciuto. Un sondaggio condotto dall’Istituto di Analisi di Mercato mostra che il 76% dei datori di lavoro è soddisfatto della nuova immigrazione. Questa percentuale raggiunge il 79% nei posti di lavoro pubblici.

«Non ho mai passato troppo tempo con i turchi», conclude Aydin tra un sorso di caffè e l’altro. «Se stai troppo all’interno della tua comunità poi non riesci ad adattarti alla nuova cultura. Molti immigranti disoccupati passano il tempo nei bar a giocare a carte. A me non piace. Devi fare dei sacrifici, essere il migliore nel tuo lavoro. Se hai successo, tutti ti rispettano, a prescindere da dove arrivi».

L’autore è un studente turco di 24 anni che frequenta un master in giornalismo ad Amsterdam con il programma Erasmus Mundus

Foto nel testo: (Heloise/ Flickr)