«Hrant era il bersaglio perfetto per chi vuole mettere a repentaglio il cammino della Turchia verso la democratizzazione e l’adesione all’Ue». Queste le parole di uno dei giornalisti di Agos, il settimanale in lingua turca e armena di cui Dink era fondatore e caporedattore.

L’assassinio il 19 gennaio a Istanbul del giornalista impegnato ha provocato indignazione e tristezza in Turchia. Con quest’atto ignobile, non è in lutto solo la comunità armena ma tutti coloro che in Turchia sono attaccati alla libertà e alla democrazia.

Turchi di origine disparata sono venuti a rendere omaggio a Hrant Dink presso la redazione di Agos. Manifestazioni con slogan quali «Siamo tutti armeni» lasciano sperare in una riconciliazione tra turchi e armeni. Ricordiamo che in Turchia gli armeni furono vittime di un massacro, da alcuni definito genocidio, durante il biennio 1915-16.

L’omaggio a Hrant Dink è stato l’occasione per tanti in Turchia di interpellare il Governo sul tema dei diritti umani e di rivendicare la cancellazione dell’articolo 301 del Codice Penale turco sulla base del quale il giornalista era stato condannato a 6 mesi di carcerazione con la condizionale per aver parlato del genocidio armeno offendendo l’identità turca.

Ogni giorno, da venerdì, le migliaia di manifestanti accorsi per rendere omaggio a Dink – erano quasi 100.000 le persone al corteo funebre martedì – provano l’esistenza in Turchia di una società civile attiva. Pronta a impegnarsi per rimettere la Turchia in cammino verso una democratizzazione di tipo europeo.

Chaque jour, depuis vendredi, les milliers de manifestants qui rendent hommage à Hrant Dink -près de 100 000 personnes étaient réunies derrière le cortège funèbre mardi- donnent la preuve de l’existence d’une société civile active en Turquie, prête à s’engager pour remettre la Turquie sur les voies d’une démocratisation « à l’européenne ».

Foto di Mariella Esvant