Il più grande centro d’arte contemporanea della capitale belga aprirà i battenti il prossimo 25 maggio. Ma i finanziamenti stentano ad arrivare.
Wiels, dalla birra all’arte. E Bruxelles freme
L'edificio 'Blomme' prima del suo restauro nel 2001 (Foto Cardoso/Wiels)
FOCUS
Traduzione: chiara lanciano
17/01/07
Tags : Europa occidentale, Bruxelles, Belgio, mercato dell'arte, museo, città, architettura, spazio.
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Si chiamerè Wiels, ed aspira a divenire un’«istituzione d’arte contemporanea unica in Europa». Il restauro dell’ex brasserie è partito a gennaio per una spesa totale di 10 milioni di euro. Il sito web del futuro centro tiene a precisare che il finanziamento di un rinnovo così importante è stato sia “europeo che delle diverse regioni belghe”, ma si guarda bene dal dire che 1/3 dei fondi non è stato ancora stanziato. In poche parole, il cantiere è in attesa di 1 milione e mezzo di euro circa, di cui 500.000 euro a carico della regione fiamminga e Bruxelles capitale. E la Comunità vallona non intende concedere i fondi destinati ai lavori prima del 2008. Questo comporterà un’apertura parziale della struttura – solo 5.800 i metri quadrati adibiti all’esposizione – con conseguente rischio di ritardare il sostegno da parte degli sponsor privati, colonne portanti di un progetto così ambizioso.
Testimone di modernità
La presenza del Wiels è il tipico esempio, a Bruxelles, dell’architettura modernista industriale. Il palazzo venne costruito nel 1930 da un architetto belga, Adrien Blomme, su richiesta della famiglia Wielemans-Ceuppen: la stanza preposta alla trasformazione del grano in birra sarà a lungo considerata come la più grande d’Europa. In particolare, il restauro ha puntato sulla valorizzazione delle parti più classiche dell’edificio, definite per l’appunto “monumenti storici”.
Tre gli obiettivi: «sviluppare contatti con i principali attori del contesto locale ed internazionale e diventare un centro artistico di riferimento. Tutto ciò contribuendo alla crescita culturale della capitale belga».
Luoghi densi di sapori ed antichità
Una delle sale, un tempo occupata dalle cisterne in rame colme di birra, accoglierà un ristorante, una libreria e un palcoscenico per i futuri spettacoli. L’auditorium, la sala polivalente, il laboratorio audiovisivo e gli spazi informativi dovrebbero bastare ad attirare gli amanti dell’arte. Quattro le zone da ammirare dedicate all’esposizione: il seminterrato e tre piani, ciascuno con una superficie di 600 metri quadrati. Ma, al momento dell’inaugurazione, in maggio, solo due dei piani saranno accessibili al pubblico.
Tre aree saranno, invece, riservate agli atelier degli artisti, ospitati per tutta la durata del loro soggiorno, che oscillerà dai sei ai dodici mesi. Infine, ci saranno 15 persone che lavoreranno a tempo pieno in qualità di mediatori, seguendo il modello parigino del Palais de Tokyo.
«Noi desideriamo che al Wiels ci sia sempre qualcosa di nuovo e che la gente abbia voglia di passarci almeno due ore» ribadisce in un’intervista dello scorso febbraio a La Libre Belgique Dick Snauwaert, direttore del centro. Diversità, ricchezza e dinamismo: queste le ambizioni dei fondatori.
Dal 5 dicembre, su proposta dell’artista britannico Simon Starling, è possibile vedere on-line un’installazione visibile, di notte, dall’esterno. A marzo, poco prima dell’apertura, la scuola d’architettura della Cambre presenterà un’inchiesta di alcuni studiosi degli anni Settanta-Ottanta, per definire i cambiamenti che la presenza del Wiles ha apportato alla vita diquartiere.
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