L’esperto di filosofia morale Luc Bovens nutre un fascino particolare per gli antichi greci. cafebabel.com si fa spiegare l’importanza di questo popolo antico ai nostri giorni.
Luc Bovens, l’attualità della filosofia
Il volto del filosofo moderno (Luc Bovens)
Nessuno
Traduzione: daniele rosa
29/04/06
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Cosa vi aspettereste di trovare entrando nell’ufficio di un filosofo? Una moltitudine di libri, impilati e traballanti; la polvere che emerge da ogni angolo mentre un caminetto troneggia e la fa da padrone nell’arredamento della stanza. Chi è appassionato di “verità” dovrebbe soddisfare la sua sete di sapere con una delle opere di Socrate o Cartesio, o scrivendo i suoi pensieri sparsi in uno stile simile al flusso di coscienza, su un rotolo di papiro.
Questi stereotipi non rispecchiano affatto l’ufficio del Professor Luc Bovens alla London School of Economics, che ci è sembrato invece alquanto organizzato. Le collezioni di libri sono ben divise nella libreria dove un bambolotto di Winnie Pooh dà una nota di colore mentre gli spazi liberi delle pareti sono stati presi da un collage di fotografie in bianco e nero del Professore con sua figlia.
Avere a che fare con i desideri
Decidiamo dunque di prendere qualcosa da bere in un bar di Londra. Bovens ha di recente pubblicato uno scritto sul problema della debolezza della volontà. In questo documento fa una proposta radicale a tutti coloro che soffrono di desideri eccessivi: «quando ci focalizziamo su di un certo argomento, la nostra strategia standard è quella di “legarci” al conseguimento di tale scopo». Mi spiega Bovens: «per evitare di commettere atti che disapproveremmo, promettiamo ad un nostro amico di pagare pegno ogniqualvolta dovessimo agire nuovamente in quel modo riprovevole. In questo modo ci risulterebbe più “costoso” commettere lo stesso errore». Quindi coloro che sono a dieta o i fumatori depressi si sforzano di seguire un regime molto duro, nello sforzo disperato di perseguire uno stile di vita più salutare. Nessuna dalle trasgressione alle regole o cose di questo genere…
Tuttavia Bovens avanza un ribaltamento di attitudine completo. «Perché non scegliamo una strategia completamente contraria? Agiamo nel modo in cui siamo tentati ed incrementiamo i benefici dell’azione intrapresa, rendendola così l’opzione razionale. Per esempio potremmo pagare qualcuno affinché noi facciamo quella tale azione desiderata. In questo modo l’atto portato dalla mancanza di volontà diventa la cosa da fare anche da un punto di vista razionale».
Tutto sta nel formulare correttamente le proprie azioni, enfatizza Bovens. E continua a ponderare sul tema sorseggiando il suo caffè. Ogni tanto diventa pensieroso, lo sguardo fisso a lato per un paio di secondi, giocherellando con una pallina.
Aristotele è un liberale?
La nostra conversazione si sposta naturalmente su un collega di Bovens dei più rispettati: il filosofo morale dell’antica Grecia Aristotele. «Sono davvero impressionato dalla sua metodologia» mi dice Bovens. «Andava a vedere cosa il “volgo”, le persone ordinarie, pensava facesse la propria felicità: denaro, salute, etc. Quindi estrapolava diversi criteri e li studiava a fondo sino a trovare quale fosse il particolare che rende una vita felice. La cosa importante, in questo discorso, è che questo debba essere qualcosa di esclusivamente umano, qualcosa cioè che ci distingue dagli animali e dalle piante. Alla fine concludeva che le persone dovrebbero vivere le proprie vite seguendo la ragione».
Sulla scena politica odierna, tuttavia, l’Aristotelismo sarebbe percepito come pericolosamente irriberale. «Aristotele credeva che lo stato dovesse avere un ruolo chiave nella formazione morale delle persone» dichiara Bovens. «Questo è molto vicino alla posizione dei perfezionisti, vale a dire che le persone dovrebbero essere abituate ad agire nel miglior modo possibile. All’opposto di questa scena ci sono i liberali, che adottano una posizione neutrale. Essi credono in una concezione multipla del bene e non pensano che lo Stato debba interferire. Ecco perché alcuni di essi si opposero al Civil Rights Act».
Bovens ammette che è arduo affrontare questo dilemma morale. «Nel caso del Civil Rights Act, i sudisti negli Stati Uniti dissero in seguito che erano felici del fatto che lo Stato li avesse forzati al di fuori dai loro comportamenti usuali. Tuttavia l’intervento dello Stato avrebbe potuto causare disastri. Non c’è una soluzione univoca per questo problema».
La filosofia dell’amore
Ci spostiamo dunque all’argomento prediletto di Bovens: la filosofia dell’amore. «La sfida e’ sempre stata quella della definizione della natura dell’amore. Ci aspettiamo che sia una forza costante che non può incontrare barriere anche se incontriamo una persona che è migliore di quella amata. Dovrebbe inoltre essere resistente ai cambiamenti, così resistente da far conoscere più particolari di una certa persona».
E dunque, cos’è che identifica questa proprietà irrazionale che chiamiamo amore? «Gli antichi greci, come Socrate, pensavano che l’amore fosse basato su alcuni tratti di bellezza. Tuttavia, questo non risolve il problema dei cambiamenti; perché infatti dovremmo amare una persona anche se le sue condizioni fisiche si deteriorano? (…) San Paolo usa un’analogia teologica. Il nostro amore è come l’amore di Dio per gli uomini. Amiamo gli altri, a dispetto delle loro caratteristiche ed il nostro amore li rende più belli. In ogni caso, nemmeno questo risponde alla domanda cruciale: “Perché tu ami me?”».
La risposta più abbagliante emerge dal commediografo greco Aristofane, nel Simposio di Platone. «Egli, riprendendo un mito antico, diceva che gli umani erano delle sfere connesse, consistenti di una parte maschile ed una femminile. Dopo una rivolta contro Zeus, le sfere vennero rotte. Ora siamo tutti impegnati nella disperata ricerca della nostra metà».
Non c’è dubbio che i filosofi classici rimarrebbero perplessi anche di fronte ai problemi fondamentali che abbiamo oggi nelle nostre vite moderne. Il Professor Bovens dimostra che proprio questo è ciò che li rende così affascinanti da studiare.
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