ANALISI FILOSOFICHE

Dalila, il McCafé ed il “mare di latte”

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 11 dicembre 2014

Esistono luoghi che migliorano unicamente grazie alle persone che li attraversano. Persino nelle zone industriali delle città, trema la generosità della bellezza, e persino all’interno di un McCafé si manifesta la bontà di una certa signorina Dalila. Se a tutti viene in mente il quadro realizzato da Gerard van Honthorst, che rappresenta le figure di Dalila e Sansone, nessuno dovrebbe pensare a storie di sradicamento o impoverimento, o tagli di capelli di Sansone, spogliandolo di qualsiasi forza. La signorina Dalila del McCafé sa raccontare con il suo macchiato profonde migrazioni di latte intero e sbarchi di allegria.

Dalila prepara un macchiato capace di sfidare la porcellana, la schiuma che resta sul fondo, in tutta la sua dignità, bisogna spazzarla via col cucchiaino per liberare la tazzina. Qui stiamo soprattutto parlando di un macchiato caldo infinitamente meraviglioso. La Signorina Dalila sorride in modo da seguire i lineamenti del suo essere, quel sorriso raro che possiedono quelle persone estremamente intuitive, capaci di comprendere immediatamente la persona che si trovano davanti. Possiamo metterla cosi, Dalila sorride in modo visionario perché profondamente consapevole dello sguardo che le si presenterà davanti.

Dalila non appena ti guarda ti ricompatta, ti ristruttura, organizzando in maniera naturale tutto il tuo essere, dando origine ad un incontro fatto di camaleontica semplicità. Ci troviamo in zona industriale, e  questo posto da ben cinque mesi continua a migliorare sempre di più grazie a Dalila – nuove strade emotive si stanno costruendo sotto gli occhi invisibili dei lavoratori, nuove tubature riemergono, l’asfalto è in alta marea ed i semafori si accendono per grazia divina del vescovato di “Sephora”.  

Il bancone bianco del McCafé, posizionato all’entrata del McDonalds, tenta di confondere ed appiattire l’odore del fritto proveniente dall’area ristorazione, ma funziona ben poco. Ogni volta che entro, guardo il bancone bianco (pulitissimo tra l’altro) ma lo sguardo si sposta velocemente verso l’odore proveniente dal mondo del surgelato mcdonaldsiano, e mi rendo conto che il loro trucco non funziona. Nulla si confonde ed il reale riporta sempre al reale. Il fritto è sempre fritto, il surgelato è sempre surgelato. Il bianco non è in grado di dominare gli odori.

Ogni mattina Dalila mi prepara un macchiato incredibilmente cremoso, infinitamente cremoso, tremendamente cremoso. Le nostre prime parole vere - oltre le solite: "Mi fa un caffè gentilmente? - Si subito. - Grazie Ciao e buon lavoro", insomma quelle parole che riescono ad andare oltre la domanda e la richiesta di mercate - si sono "aperte" in seguito alla mia dimenticanza del badge da lavoro, il quale si era completamente "sciolto" sopra il bancone bianco (il badge essendo bianco a sua volta...).

Le nostre prime parole di confidenza sono nate grazie alla mia dimenticanza e alla fusione tra un bianco d’appoggio (il bancone) ed un bianco "da appoggiare" (il badge). In seguito sono ritornata a ricordarle la mia dimenticanza, e lei lo aveva in mano, riconsegnandomelo, ci siamo presentate, offrendo una all'altra il proprio nome. Da quel giorno, dal giorno della mia dimenticanza e del suo ricordarsi, io e Dalila, condividiamo quei cinque minuti di conversazione che ci permettono di conoscere elementi della mia vita e della sua. Ma con la conoscenza è arrivata anche la tenerezza: Dalila mi domanda sempre dopo aver finito di bere il mio macchiato se voglio altra schiuma, e senza dubbio io rispondo affermativamente. Me lo domanda con il grembo, nutrendomi di gentilezza. La schiuma che Dalila prepara in vista dei macchiati sfida qualsiasi messa in piega del latte stesso,  con una dignità tutta sua rilasciata da Dalila nel momento in cui la prepara. Dalila mi accoglie con un sorriso tutto nostro, tutte le mattine (ed una volta con il sorriso visionario che la contraddistingue, mi dice: "Guarda che non sorrido cosi a tutti quelli che entrano qui!"), come per assicurarmi e rassicurami che le sue cure sono tutte per me, cosi come tutti i cuori che fa resuscitare col cioccolato sopra il cappuccino. Dalila è gracile, con sorriso visionario, intelligente, sguardo preparato all’incontro, giovane mamma di un bimbo. Quando le fanno indossare quel cappellino orrendo con il logo, il suo sguardo gioca con la forza di gravità, costringendola ad alzare un pò di più la testa per vedere bene il cliente. Lo stesso cappellino che vuole sempre ricordare a tutti noi che il McCafé veglia sopra la testa di tutti...

Credo di non poter fare a meno del caffè di Dalila, e di tutto il mondo che le sta attorno. E’ la schiuma della bontà quando mi riempie la tazza per la seconda volta con la schiuma di latte, e il bis della maternità, della generosità, del saper creare una storia di gusto attraverso il vapore che fa girare la testa al latte sino a renderlo denso dalla nausea. E le persone che migliorano i luoghi, conquistano lo spazio emotivo ed interpersonale sino a definire i gesti delle visionarie, l’incontro tra le mani di Dalila e la pancia di Livia, la schiuma che si scioglie solo dentro di me, i saluti sinceri alle otto del mattino, l’intuizione tra le nostre anime, i cuori di cioccolato, le cortesie e le gentilezze che si scambiano sopra ed oltre quel bancone bianco.

Per riprendere l’espressione di Saramago, quel bancone bianco potrebbe essere tranquillamente un “mare di latte”, dentro il quale navigano la giovane Dalila e la giovane Livia.