ANALISI FILOSOFICHE

All'ombra del dentifricio: il caviale albino per le nostre parole

Articolo pubblicato il 01 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 01 ottobre 2013

Il dentifricio è l’Apollo di Nietzsche: «come dio di tutte le capacità figurative, è insieme il dio divinante. Egli, che secondo la sua radice è il risplendente, la divinità della luce, domina anche la bella parvenza del mondo intimo della fantasia». (Nascita della tragedia)

Anche il den­ti­fri­cio sta spe­ri­men­tan­do la fase della So­cie­tà della Stan­chez­za (per ri­pren­de­re l’e­spres­sio­ne e il ti­to­lo del­l’o­pe­ra dello scrit­to­re co­rea­no Byung Chul Han), im­mer­so nelle sem­pre cre­scen­ti ore di pro­te­zio­ne (da 8h sono len­ta­men­te di­ven­ta­te 48h). In­som­ma il den­ti­fri­cio la­vo­ra per noi e la­vo­ra più di noi, e lo fa senza in­ter­val­li, senza as­so­pir­si in qual­che an­go­lo ba­roc­co, e tra un mo­la­re e un ca­ni­no, stro­fi­na il no­stro smal­to senza sosta, im­boc­can­do le co­per­te alle ge­ni­gi­ve e fa­cen­do causa al tar­ta­ro. 

Il den­ti­fri­cio è an­ch’es­so mul­ti­ta­sking, è mul­ti-pro­te­zio­ne, è pre­stan­za in 3D white: pro­te­zio­ne dalla ra­di­ce alla co­ro­na, azio­ne re­mi­ne­ra­liz­zan­te, alito fre­sco, azio­ne sbian­can­te, e tanto altro an­co­ra in un solo den­ti­fri­cio.

Le no­stre con­ver­sa­zio­ni sono fatte di alito. Le pa­ro­le s’in­zup­pa­no in que­st’ul­ti­mo. Scam­bio di aliti tra­mi­te un me­dia­to­re igie­ni­co-cul­tu­ra­le che rin­for­za la so­cia­liz­za­zio­ne. Non vi­via­mo più al­l’Om­bra delle fan­ciu­lle in fiore, quan­to nel­l’om­bra del no­stro per­so­na­le den­ti­fri­cio. Una pre­sen­za che si espri­me nella so­li­tu­di­ne del­l’in­vi­si­bi­le, resta so­la­men­te l’a­li­to pia­ce­vo­le del cavo orale, te­sti­mo­ne senza pa­ro­le del no­stro rin­no­va­to re­spi­ro. E du­ran­te il ri­tua­le mat­tu­ti­no la no­stra bocca cam­bia aria, cam­bia casa, una ver­ni­ce bian­ca pit­tu­ra le mura dei no­stri denti. La­vo­ra­to­re in­stan­ca­bi­le e me­dia­to­re igie­ni­co, il den­ti­fri­cio pro­teg­ge fino a 48h, un vei­co­lo ca­pa­ce di as­si­cu­ra­re il pro­fu­mo del dia­lo­go, il ri­cor­do del­l’a­li­to del no­stro in­ter­lo­cu­to­re e la chio­ma del fluo­ro.

Il den­ti­fri­cio, di­pen­den­te full-ti­me, scri­ve in­sie­me a noi le no­stre gior­na­te par­la­te, col­la­bo­ra in vista di una pre­sen­za che deve es­se­re ri­co­no­sciu­ta. Pochi re­ga­la­no un den­ti­fri­cio, si tende a sce­glie­re un libro piut­to­sto, per­ché fon­da­men­tal­men­te il no­stro me­dia­to­re igie­ni­co non è un re­ga­lo, quan­to un gesto che non ne­ces­si­ta di es­se­re do­na­to. Gesto che ap­pe­na com­piu­to viene di­men­ti­ca­to fino a quan­do non viene eser­ci­ta­to nuo­va­men­te: svi­ta­re il tappo come se fosse una bot­ti­glia di vino, pre­me­re la pan­cia del tu­bet­to per spre­me­re quel­la spe­cie di ca­via­le al­bi­no (che noi chia­mia­mo den­ti­fri­cio) fatto di fluo­ro at­ti­vo, ada­gia­re sopra lo spaz­zo­li­no la co­per­ta del ca­via­le, apri­re la bocca e la nuova abi­ta­zio­ne del­l’a­li­to ini­zia a co­struir­si non ap­pe­na la schiu­ma in­va­de la casa degli in­ci­si­vi.

Il den­ti­fri­cio è la trac­cia che non parla di sé, che au­men­ta le ore di pro­te­zio­ne per ri­dur­re la stan­chez­za dei denti, per ne­go­zia­re col tempo, il patto di 48h ca­pa­ce di pro­lun­ga­re la pas­sio­ne e l’a­bi­ta­zio­ne del­l’a­li­to. E per quan­to possa sem­bra­re as­sen­te e lon­ta­no il no­stro ca­via­le al­bi­no, non ap­pe­na com­pia­mo il rien­tro se­ra­le, in­con­tria­mo il tu­bet­to del den­ti­fri­cio ap­pog­gia­to come se stes­se pre­gan­do sopra il la­va­bo, come un aspi­ran­te mo­na­co.

Il ri­po­so del den­ti­fri­cio av­vie­ne quan­do si di­mo­stra at­ti­vo nella pro­te­zio­ne della so­cia­liz­za­zio­ne, dello scam­bio di aliti che fanno da in­qui­li­ni veri e pro­pri al­l'in­ter­no dei no­stri notri cavi orali af­fet­ti da Jet Lag, men­tre viag­gia­no con uno dei più oscu­ri te­sti­mo­ni del no­stro alito, del no­stro sor­ri­so e dei no­stri ri­cor­di. 

In­sie­me al den­ti­fri­cio con­clu­dia­mo i no­stri ul­ti­mi af­fa­ri con le pre­li­ba­tez­ze ap­pe­na in­ge­ri­te, sa­lu­tia­mo le fra­go­le e il caffè con la co­per­ta del ca­via­le al­bi­no e l’e­pi­lo­go delle no­stre gior­na­te fatte di pa­ro­le, di des­sert e di ri­sa­te è solo l’i­ni­zio del ri­tua­le dello spaz­zo­la­men­to e della pro­te­zio­ne.